Riportiamo ilcomunicato dell'Unione della Comunitã Araba di Torino in merito all'incendio fella Cattedrale di Notre Dame di Parigi.
"L'Unione della Comunità Araba di Torino esprime la sua profonda amarezza, dispiacere e vicinanza a tutti i cristiani, al popolo francese, agli amanti dell'arte e della creatività umana intera per il terrificante incendio che ha devastato la cattedrale di Notre-Dame di Parigi. Storico capolavoro architettonico e patrimonio della cultura mondiale."
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martedì 16 aprile 2019
domenica 14 aprile 2019
Gerusalemme, internet, Sarajevo, Milano. Traettorie su Dio, la musica e la convivenza
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| Goran Bregovic |
(Qui un servizio RAI sullo spettacolo di Bregovic)
Lo spettacolo riporta al pubblico milanese l'ultimo disco di Bregovic, uscito nell'ottobre 2017: "Three Letters from Sarajevo". Si tratta di tre composizioni in cui l'intera orchestra sostiene e accompagna i violini solisti, che suonano di volta in volta secondo le modalità tipiche delle tre tradizioni musicali.
E' un lavoro sulla convivenza pacifica fra le religioni e fra i popoli, un appello e un tributo che Bregovic fa alla propria martoriata città, ma a tutto il mondo, partendo da Gerusalemme per rivolgersi a tutti attraverso Sarajevo.
E' indicativo anche il modo in cui Bregovic presenta il proprio lavoro: dice che le tre lettere nascono dal fatto di avere trovato su internet la storia di una donna, una giornalista della CNN che sente parlare di un vecchio ebreo che da 60 anni tutti i giorni si reca davanti al Muro del Pianto a pregare per la pace fra ebrei, musulmani e cristiani, decide di andare a cercarlo e intervistarlo.Trovatolo, gli domanda che cosa egli chieda a Dio da 60 anni e il vecchio gli risponde:
" prego da 60 anni per la pace, perchè i nostri figli possano crescere in un mondo senza conflitti e perchè i politici possano lavorare secondo la verità e il bisogno vero dei popoli."
"e dopo 60 anni di preghiere che impressione si è fatta?" domanda la giornalista,
"quella di parlare con un muro" risponde il vecchio "... e che insegnarci a convivere in pace forse non fa parte dei compiti di Dio, dobbiamo imparare da soli".
La storia è vera. La giornalista si chiama Rebecca Smith e lavora per CNN. Il vecchio si chiama Morris Feinberg. Qui un resoconto (e qui un altro, identico) dell'incontro che ha rimbalzato molto in internet fra blog e siti di varia natura.
Da Gerusalemme la storia ha raggiunto Rebecca Smith negli USA per chissà quali canali, magari per passaparola. E lei l'ha raccolta e diffusa attraverso Internet. Dove l'ha raccolta, a sua volta, Bregovic restituendocela nella forma malinconica, potente e incantevole di tre composizioni, che sono un tributo alla propria città martoriata dalla guerra. E un regalo per tutti.
Ecco le tre "lettere"
mercoledì 10 aprile 2019
In carne e ossa. Intervista a Lamine Sow su stranieri e lavoro. 3/3
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| Lamine Sow., CGIL Torino |
In particolare modo, ci ha detto, le maggiori vittime sono i cittadini stranieri regolari: in Piemonte si tratta di 450.000 cittadini, oltre il 10% della popolazione e della forza lavoro, che porta allo stato un gettito fiscale dieci volte maggiore di quanto non costi l'accoglienza di quelli che hanno bisogno di asilo e assistemza umanitaria.
Abbiamo parlato poi anche del lavoro irregolare e del problema del flusso di migranti irregolari che alimenta il lavoro nero e mette un esercito di persone ricattabili e disperate nelle mani di datori di lavoro senza scrupoli, anche perchè - a di là della propaganda - le espulsioni degli stranieri irregolari (o che commettono reati) non sono possibili (qui un Fact Checking dell'ISPI, che offre alcune spiegazioni geopolitiche, paragonando la diversa performance nei rimpatri fra Germania e Italia nel periodo 2013-2017).
"Le autorità italiane si limitano a consegnare un foglio di via che intima allo straniero di lasciare l'Italia entro 15 giorni e questo (lo straniero da espellere) viene rilasciato, scomparendo nella clandestinità."
Gli accordi "di riammissione" mancano anche perchè i paesi di provenienza non hanno nessuna voglia e nessun interesse di fare accordi di questo genere con l'Italia o altri paesi europei, perchè loro ricevono dai loro migranti in termini di rimesse molto di più di quanto non ricevano dai paesi europei in termini di aiuti allo sviluppo (qui alcuni dati tratti da uno studio della Fondazione Moressa, riferiti al 2015). E anzi, non si tratta neanche di un argomento "popolare" di cui parlare nell'altra sponda del Mediterraneo, per cui nessun governo osa parlare ai suoi cittadini di accordi di riammissione firmati coi paesi europei.
Quindi.. questa è la situazione, questi immigrati, qui sono e qui rimangono. Nonostante il Salvini di turno, può gridare tutto quello che vuole, queste persone non se ne andranno da nessuna parte, fino a quando la situazione dall'altra parte del Mediterraneo non cambierà davvero. Al di là di tutti questi discorsi su: Aiutiamoli a casa loro, bisogna fare una politica vera di cooperazione.
Poi qui ci sono anche delle contraddizioni, perchè questo governo che cosa ha fatto? Altro che aiutiamoli a casa loro: ha messo delle tasse sulle rimesse degli immigrati, tramite i Money Transfer (i servizi bancari per inviare denaro nei paesi di origine). - art. 25-bis nel D.l. 119/2018 - Quindi c'è un'ulteriore tassa che gli stranieri pagano, per potere mandare dei denari ai loro familiari rimasti lì.
Quindi, altro che aiutiamoli a casa loro. Qui siamo di fronte a gente che ruba ai poveri. Gente che ruba ai poveri per dare ai ricchi. Al di là della propaganda, questi sono i fatti.
T
Tornando allo specifico del territorio piemontese, chiediamo a Lamine Sow cosa pensa dell'azione delle amministrazioni locali su queste tematiche."In questa fase, anche le amministrazioni locali si fanno influenzare dal clima, perchè tutto il discorso politico e amministrativo ruota intorno a quelle 15.000 persone (i richiedenti asilo). Tutti gli altri aspetti, positivi, vengono affrontati con timidezza. Parlo in generale e non voglio additare nessuno in particolare, però io noto in generale questa timidezza delle amministrazioni nel mettere in risalto i fatti positivi prodotti dall'immigrazione in questa regione.
Parliamo sicuramente del bilancio positivo fra quanto versato in tasse e contributi e quanto percepito in termini di prestazioni previdenziali e di welfare, Poi però ci sono anche delle vere trasformazioni che stanno interessando alcuni settori del mondo del lavoro e che andrebbero analizzate e conosciute bene.
Un fenomeno che sta modificando il lavoro è la progressiva etnicizzazione di alcuni settori, come quello delle pulizie industriali, della logistica e del trasporto merci... nell'edilizia lo stesso, per non parlare del settore del lavoro domestico. Chi vuol vedere vede, insomma."
"Questa etnicizzazione comporta che gli stranieri nella loro stragrande maggioranza vengono confinati in determinati mestieri e anche coloro i quali hanno delle competenze specifiche difficilmente possono farle valere, perchè, per il mercato del lavoro, "devono" fare deterninati mestieri, proprio in quanto stranieri. E anche questa, secondo me è una sfida da raccogliere."
Abbiamo infine affrontato il tema degli infortuni sul lavoro e delle tutele. Chiedendo a Sow, senza giri di parole, se "un muratore straniero è più muratore o è più straniero?". In altre parole, la possibilità di farsi male sul lavoro e il tipo di assistenza cambia sensibilmente per il fatto di essere stranieri?
La sua risposta,ancora una volta, è molto netta: "diciamo che lo straniero è più ricattabile, essendo soggetto ad una legislazione definita in quanto straniero. Perchè la legislazione italiana sugli stranieri è una legislazione legata al lavoro. Quindi l'Italia non ha fatto venire delle persone, ma delle braccia: tu finchè lavori hai motivo di stare in Italia; il giorno in cui perdi il lavoro devi dimostrare il perchè della tua presenza qua.
Ovviamente questo non accade se nel frattempo hai preso la cittadinanza, però la cittadinanza è la conclusione di un lungo processo migratorio... stiamo parlando di dieci anni di residenza, di un reddito stabile, insomma di una integrazione piena, che riguarda un certo numero di presenze, però la stragrande maggioranza degli stranieri regolari non è a quel livello li, e' gente che è soggetta al rinnovo dei permessi di soggiorno, che hanno permessi di soggiorno di un anno o due anni che vengono rinnovati sulla base del lavoro, insomma sono cittadini regolari a tempo determinato.
I permessi sono rinnovati sulla base del lavoro, se tu rimani senza lavoro, ti danno ancora un permesso che dura un anno per attesa di occupazione e se quando scade non hai ancora trovato un lavoro tu non hai diritto di stare in italia. E questo lo sanno anche molti datori di lavoro ed è per questo che possono sfruttare di più gli stranieri, perchè... ti faccio lavorare, così tu puoi rinnovare il permesso di soggiorno, però alle mie condizioni... Quindi gli stranieri così sono più ricattabili, su tutto.
Abbiamo concluso questa lunga conversazione chiedendo a Lamine Sow di condensare in circa un minuto l'osservazione che ritiene più importante su quanto abbiamo discusso assieme. Vi proponiamo qui di seguito la sua risposta:
lunedì 8 aprile 2019
In carne e ossa. Intervista a Lamine Sow su stranieri e lavoro. 2/3
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| Lamine Sow, CGIL Torino |
Da un punto di vista quantitativo, "..i lavoratori stranieri sono ormai poco più del 10% dei lavoratori; stiamo parlando di cittadini regolari, gente che lavora e paga le tasse, qua, tutti i giorni...dall'IRPEF nazionale all'IRPEF comunale, fino a quello regionale. Sono tutti dati che si possono andare a leggere... non sono chiacchiere."
"Anche dal punto di vista dei contributi all'INPS, stiamo parlando di un 10% del gettito di contributi" e si tratta di una popolazione che versa, ma i percettori di prestazioni pensionistiche sono pochi: "perchè la maggioranza sono giovani, che alla pensione ci arriveranno fra molti anni, se ci arriveranno...
Quindi i lavoratori stranieri danno molto più di quanto ricevono dal sistema pensionistico, ma non solo da quello, anche al sistema delle tasse, che noi sappiamo vengono allo stato e agli enti locali soprattutto dal lavoro dipendente.."
Lamine Sow, 2/4/2019 2/5
"Queste cose sono vere - ribadisce Lamine Sow - sono tutti dati disponibili, basta andare a leggere, chi ha voglia di vedere, studiare e approfondire può farlo, ma di tutto questo non si parla... si parla invece sempre di altro.. come se gli stranieri fossero solo gente che chiede aiuto e assistenza.... no, gli stranieri nella loro stragrande maggioranza... lavorano, fanno i lavori più difficili, più pesanti e più pericolosi, lavorano dal mattino alla sera...lavorano nei weekend... sono in Italia per lavorare; la stragrande maggioranza. Però si preferisce non parlare di questo e parlare di altro.
Se devo riferirmi alla situazione del Piemonte, da noi qui si parla solamente dei circa 15.000 richiedenti asilo. Gli stranieri in Piemonte sono 450.000 persone, il 10% della popolazione, però tutto il dibattito si focalizza sui 15.000 richiedenti asilo.... e gli altri stranieri? Sono qui. Pagano le tasse!"
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| Fonte: www.colfebadantionline.it |
I circa 15.000 richiedenti asilo ne costerebbero meno di un sesto (meno di 100 mln) secondo il sistema precedente (35€ a persona al giorno) e meno di un decimo (intorno ai 50 mln di euro all'anno, cioè 19€ a persona al giorno, contando che circa metà delle domande vengano rifiutate. In realtà, ormai. molte di più) secondo le disposizioni del Decreto Sicurezza. Quindi i lavoratori stranieri in Piemonte danno dieci volte tanto quello che costa l'assistenza agli stranieri che ne hanno bisogno.
Chiediamo a Lamine se, dal suo punto di vista, il cambio di clima che c'è stato col nuovo governo e con le disposizioni del Decreto Sicurezza ha peggiorato la vita non solo dei rifugiati e degli irregolari, ma anche dei tanti cittadini e lavoratori stranieri regolari che abitano nel nostro territorio
Ce lo conferma con risolutezza: "secondo me, le principali vittime del Decreto Sicurezza e del clima che ha creato sono soprattutto i lavoratori stranieri regolari, che sino qui da anni... magari nel frattempo molti di loro hanno preso pure la cittadinanza italiana... però per via del loro aspetto o del loro accento si vede che hanno delle origini non proprio italiane...
Le principali vittime di questo clima sono proprio loro, quelli regolari, perchè ormai il clima è quello... tutti quelli che sono diversi vengono guardati...con gli occhi della cronaca. Tu puoi essere qui da 20 anni, hai sempre pagato le tasse, i contributi, lavori... magari nel frattempo sei anche diventato cittadino italiano, perà vieni visto dalla gente per la strada come uno che è appena sceso dal barcone..."
"Questo è ciò che ha generato il Decreto Sicurezza. Però è un efetto voluto, perchè l'immigrazione è stata trattata in un decreto sulla sicurezza Hanno messo tutto insieme, criminalità, immigrazione, sicurezza... pure le norme sulla cittadinanza; anche l'istituto della revoca della cittadinanza, per alcuni reati (art. 14 del D. L. 113/2018, convertito nella Legge 132 del 1 dicembre 2018. Qui il testo) a quegli stranieri che l'hanno gia ottenuta... tutto serve a creare differenziazioni, serve a dire: tu puoi essere pure italiano, però ricordati che sei naturalizzato, non sei italiano per via del sangue... Anche lì questo governo con le sue politiche va ad interferire, creando questo clima che è pesante, soprattutto per quegli immigrati che qui sono nati e qui sono cresciuti, che non sono immigrati da nessuna parte. Perchè sono nati qui. Il clima è più pesante per loro.
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| Daisy Osakue, nata a Torino il 16/1/1996. |
E magari molti di loro non sono mai stati nei paesi di origine dei loro genitori, molti di loro non parlano neanche la lingua dei loro genitori, quindi per loro essere additati come degli stranieri è molto pesante.
E chi ha delle responsabilità politiche, secodo me, al di là delle strumentalizzazioni, al di là di sinistra e destra, al di là delle campagne elettorali, dvrebbero pensarci bene, perchè stanno facendo dei danni enormi,per la società in generale.
Altra questione che abiamo posto a Lamine è quella del lavoro irregolare.
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| Castelnuvo Scrivia. Fonte: alessandrianews.it |
Chiediamo allora se gli stranieri cui viene rifiutata ogni forma di protezione vengono effettivamente allontanati dal suolo italiano, così come promesso dalla propaganda soprattutto leghista.
"ma no - ci risponde Sow - perchè non è possibile, al di là della propaganda... quello che fanno è darti un foglio di via.... ti danno un foglio dove ti scrivono che tu hai 15 giorni di tempo per lasciare l'Italia... In questo momento l'Italia non ha accordi di riammissione con i paesi di provenienza di tanti immigrati, quindi, anche volendo... non puoi espellere nessuno!"
Torna alla prima parte (1/3) Vai alla parte successiva (3/3)
domenica 7 aprile 2019
In carne e ossa. Intervista a Lamine Sow su stranieri e lavoro. 1/3
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| Lamine Sow, Uff. Immigrati, CGIL Torino. |
Abbiamo deciso, per cominciare, di farci raccontare lo "stato delle cose" dal punto di osservazione dell'Ufficio Immigrati della CGIL di Torino e quindi abbiamo chiesto un intervista al suo Coordinatore: Lamine Sow, che ci ha ricevuto negli uffici CGIL di Moncalieri, dove settimanalmente tiene una sede territoriale dello "sportello stranieri".
Lamine Sow, 2/3/2019 1/5
Di origine senegalese, il nostro interlocutore vive in Italia da molti anni ed è all'Ufficio Stranieri CGIL dal 1994. Ci spiega subito che ormai dal 1990, ogni sede della CGIL ha un ufficio dedicato agli stranieri, allo scopo di seguirli e aiutarli in quelle che sono le loro necesstà specifiche in quanto stranieri (pratiche, documenti, ecc), mentre per quel che riguarda il lavoro, gli stranieri sono "come tutti gli altri" e vengono seguiti dalle singole categorie.
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| Fonte: Sito www.nigrizia.it |
Lamine Sow si occupa di queste cose da molti anni e ha vissuto le molte modifiche legislative che sono intervenute nel fratempo: "...abbiamo visto nascere i vari provvedimenti, la legge Martelli, passando per la Turco-Napolitano, la Bossi-Fini, fino al recente Decreto Sicurezza... e siamo testimoni di tutti questi passaggi legislativi e di come poi abbiano peggiorato la vita delle persone... in carne e ossa.
Quindi il nostro ruolo nel sindacato è quello di aiutare le persone per quanto riguarda le pratiche di permesso di soggiorno, ricongiugimento familiare, rilascio di carte di soggiorno.... e poi tutela anche nel mondo del lavoro, perchè c'è questa differenza legislativa che da si che lo straniero, per il solo fatto di essere straniero non ha diritto a determinate cose...
Quindi c'è un lavoro di servizio e c'è anche un lavoro politico di organizzazione degli stranieri all'interno del sindacato per fare anche pesare le loro esigenze"
Abbiamo chiesto al nostro interlocutore di tracciare un quadro della situzione dei lavoratori stranieri nel nostro territorio, se possibile anche con riferimento proprio al contesto della cintura sud di Torino
Non avendo a memoria e a portata di mano dati specifici sul territorio locale, Lamine ha preferito con onestà fare un discorso più generale, riguardante il Piemonte in modo più ampio e rimandando alla lettura di dati specifici (ad esempio quelli forniti dalla Prefettura di Torino, anche specificamente sul mercato del lavoro, o dall'Osservatorio Regionale sull'Immigrazione) per avere un quadro più dettagliato del territorio locale.
"I lavoratori stranieri - ci dice - sono ormai una presenza strutturale, si tratta del 10% dei lavoratori, che producono il 10% del PIL e sono presenti in tutti i settori, soprattutto in alcuni ovviamente come nell'industria e in particolare nelle piccole aziende, specialmente quelle con meno di 15 dipendenti (dove il sindacato non è presente), nel mondo della logistica e trasporto merci, nell'edilizia e ovviamente nel mondo del lavoro domestico e della cura alla persona."
vai alla parte successiva (2/3) vai alla parte conclusiva (3/3)
mercoledì 3 aprile 2019
Raunheim. Amici di Trofarello
Trascrivo, di seguito, l’intervista a Jörg Schumann (da anni presidente dell’associazione “Amici di Trofarello), residente a Raunheim (regione dell’Assia, in Germania), comune gemellato con Trofarello.
Il quesito che gli ho sottoposto è, in sostanza, il seguente:
”Cosa è stato fatto e per rendere gli immigrati “a loro agio (o, meglio, a casa loro) anche dal punto di vista religioso? Sei a conoscenza di episodi di intolleranza nei loro confronti?"
Premetto che Jörg, interpretando appieno lo spirito del gemellaggio, ha fatto, anni addietro, corsi di italiano e, quindi, porgli domande e raccogliere le risposte non è stato particolarmente difficile!
J.Schumann “premetto che la mia famiglia è di origini polacche quindi, anche i miei nonni, sono stati, per ragioni economiche, emigranti.
La Germania del dopo guerra è un paese che, per l’abbondanza di offerta lavorativa, ha visto molti flussa migratori.
Quando ero bambino ricordo soprattutto migranti dall’Italia poi, con il passare degli anni, da paesi sempre diversi: Turchia, Algeria, Marocco, e, più di recente, dai paesi dell’est e anche dall'Asia.
Poiché le persone venivano da noi per lavorare e, dato per scontato che per lavorare bene occorre sentirsi a proprio agio nel paese in cui si vive, non ci si è neppure posti il problema che dovessero poter praticare liberamente la loro espressione religiosa per poter vivere meglio e sentirsi parte della società.
Faccio fatica a capire perché tu me lo chieda!!!!! Perché me lo stai chiedendo?????
A Raunheim, in proporzione alla religione degli abitanti abbiamo: 3 moschee, 2 chiese cattoliche, 2 chiese luterane, 1 chiesa evangelica. Dov’è il problema???? Che io sappia, non si sono mai verificati episodi di intolleranza.
La mia famiglia ne è un esempio: io sono protestante, mia moglie cattolica e mia figlia ha sposato un ragazzo mussulmano!
Per concludere preciso che a Francoforte, il capoluogo dell’Assia, vi è anche una piccola comunità ebraica.
Il quesito che gli ho sottoposto è, in sostanza, il seguente:
”Cosa è stato fatto e per rendere gli immigrati “a loro agio (o, meglio, a casa loro) anche dal punto di vista religioso? Sei a conoscenza di episodi di intolleranza nei loro confronti?"
Premetto che Jörg, interpretando appieno lo spirito del gemellaggio, ha fatto, anni addietro, corsi di italiano e, quindi, porgli domande e raccogliere le risposte non è stato particolarmente difficile!
J.Schumann “premetto che la mia famiglia è di origini polacche quindi, anche i miei nonni, sono stati, per ragioni economiche, emigranti.
La Germania del dopo guerra è un paese che, per l’abbondanza di offerta lavorativa, ha visto molti flussa migratori.
Quando ero bambino ricordo soprattutto migranti dall’Italia poi, con il passare degli anni, da paesi sempre diversi: Turchia, Algeria, Marocco, e, più di recente, dai paesi dell’est e anche dall'Asia.
Poiché le persone venivano da noi per lavorare e, dato per scontato che per lavorare bene occorre sentirsi a proprio agio nel paese in cui si vive, non ci si è neppure posti il problema che dovessero poter praticare liberamente la loro espressione religiosa per poter vivere meglio e sentirsi parte della società.
Faccio fatica a capire perché tu me lo chieda!!!!! Perché me lo stai chiedendo?????
A Raunheim, in proporzione alla religione degli abitanti abbiamo: 3 moschee, 2 chiese cattoliche, 2 chiese luterane, 1 chiesa evangelica. Dov’è il problema???? Che io sappia, non si sono mai verificati episodi di intolleranza.
La mia famiglia ne è un esempio: io sono protestante, mia moglie cattolica e mia figlia ha sposato un ragazzo mussulmano!
Per concludere preciso che a Francoforte, il capoluogo dell’Assia, vi è anche una piccola comunità ebraica.
lunedì 1 aprile 2019
Ne Yi Beeogo ... significa Buongiorno!
Su invito di Moncalieri Comunità abbiamo partecipato all'evento organizzato il 27 marzo 2019 alle ore 18:30 al Centro Polifunzionale Don Pier Giorgio Ferrero, a Moncalieri, una serata dedicata alla cooperazione e allo sviluppo dal titolo: "Ne Yi Beeogo Burkina... Buongiorno Burkina!".
Il progetto è nato nel 2002 per volere di 5 comuni del Co.Co.Pa (Coordinamento Comuni per la Pace), Beinasco, Moncalieri, NIchelino, Rivoli e Settimo Torinese e si inserisce nel programma di lotta alla povertà e sicurezza alimentare della Regione Piemonte.
Ne Yi Beeogo Burkina è gestito da due gruppi di lavoro, uno in Burkina Faso e uno in Italia, formati da amministratori, funzionari pubblici, rappresentanti delle associazioni e dal Civs. I due gruppi di lavoro concertano le azioni annuali del progetto, i tempi di esecuzione, i risultati attesi, gli strumenti di verifica. Il Civs esegue il monitoraggio e la valutazione del progetto in Burkina.
Qualche informazione sul Burkina per chi non lo conoscesse ... In Burkina Faso, che in lingua locale significa "il paese degli uomini integri", vivono quasi 14 milioni di persone su una superficie di 274.000 kmq (più o meno 10 volte il Piemonte). Nel Paese sono presenti, in uno straordinario esempio di convivenza pacifica, oltre 60 etnie. La lingua ufficiale è il francese ma sono molto parlati gli idiomi mossi, morè, dioulà e bobo. La maggior parte della popolazione è legata alla religione animista ma i mussulmani sono il 30% e i cristiani il 10%.
Il territorio è prevalentemente arido e pianeggiante e l'economia si basa essenzialmente sull'allevamento e l'agricoltura: arachidi, karitè, sesamo, cotone, sorgo, miglio, mais, riso e legumi. La popolazione è scarsamente alfabetizzata con percentuali che vanno dal 29% per gli uomini al 10% per le donne. Secondo i parametri ONU è tra i cinque paesi più poveri al mondo.
Durante la serata i relatori, l'Assessore Politiche sociali e abitative, Volontariato e associazionismo, Pace e cooperazione decentrata del Comune di Moncalieri Silvia Di Crescenzo, il Direttore del Co.Co.Pa (Coordinamento Comuni della Pace) Edoardo
Daneo, l'operatrice di Moncalieri Comunità Franca Patera, il responsabile del CIVS dott. Perotti e i referenti delle associazioni in Burkina Faso e in Guinea, hanno presentato alcuni progetti realizzati in questi anni o in fase di realizzazione, finanziati principalmente dalla Regione Piemonte e inseriti nel programma di lotta alla povertà e sicurezza alimentare:
Acqua potabile e gestione sostenibile degli impianti
Il progetto è nato nel 2002 per volere di 5 comuni del Co.Co.Pa (Coordinamento Comuni per la Pace), Beinasco, Moncalieri, NIchelino, Rivoli e Settimo Torinese e si inserisce nel programma di lotta alla povertà e sicurezza alimentare della Regione Piemonte.
Ne Yi Beeogo Burkina è gestito da due gruppi di lavoro, uno in Burkina Faso e uno in Italia, formati da amministratori, funzionari pubblici, rappresentanti delle associazioni e dal Civs. I due gruppi di lavoro concertano le azioni annuali del progetto, i tempi di esecuzione, i risultati attesi, gli strumenti di verifica. Il Civs esegue il monitoraggio e la valutazione del progetto in Burkina.
Il territorio è prevalentemente arido e pianeggiante e l'economia si basa essenzialmente sull'allevamento e l'agricoltura: arachidi, karitè, sesamo, cotone, sorgo, miglio, mais, riso e legumi. La popolazione è scarsamente alfabetizzata con percentuali che vanno dal 29% per gli uomini al 10% per le donne. Secondo i parametri ONU è tra i cinque paesi più poveri al mondo.
Durante la serata i relatori, l'Assessore Politiche sociali e abitative, Volontariato e associazionismo, Pace e cooperazione decentrata del Comune di Moncalieri Silvia Di Crescenzo, il Direttore del Co.Co.Pa (Coordinamento Comuni della Pace) Edoardo
Daneo, l'operatrice di Moncalieri Comunità Franca Patera, il responsabile del CIVS dott. Perotti e i referenti delle associazioni in Burkina Faso e in Guinea, hanno presentato alcuni progetti realizzati in questi anni o in fase di realizzazione, finanziati principalmente dalla Regione Piemonte e inseriti nel programma di lotta alla povertà e sicurezza alimentare:
Acqua potabile e gestione sostenibile degli impianti
Lo scopo del progetto è garantire l'accesso all'acqua alla popolazione riabilitando pozzi spesso inattivi nei villaggi e organizzando il trasporto dell'acqua nelle diverse comunità. I diritti fondamentali come il diritto all'acqua devono essere garantiti a tutti e quando ciò non avviene, dobbiamo impegnarci facendocene carico.
Educazione e Formazione
E' presente una perfetta sinergia tra scuola e famiglia: i genitori collaborano con gli insegnanti nella scuola nei programmi di educazione all'igiene, orti scolastici, la costruzione di mattoni in terra cruda. In questo ultimo progetto partecipa la Onlus "Mattone su Mattone", un associazione che persegue finalità di solidarietà in aree depresse nel mondo e il cui obbiettivo è contribuire a risolvere i problemi abitativi di persone economicamente e socialmente svantaggiate, attraverso interventi di autocostruzione assistita, con i materiali localmente disponibili a basso costo e a ridotto impatto ambientale.
Diritti delle donne
Programma di sensibilizzazione rivolto alle donne spesso escluse dalla vita pubblica, soggette a matrimoni forzati, vittime di violenza. Gli obiettivi sono : l'alfabetizzazione e l'accesso al reddito grazie al progetto di produzione di ortofrutta. Il denaro ricavato dalla vendita di frutta e ortaggi autoprodotti, viene reinvestito per migliorare l'alimentazione del nucleo familiare e permette loro di integrarsi nella società.
E' presente una perfetta sinergia tra scuola e famiglia: i genitori collaborano con gli insegnanti nella scuola nei programmi di educazione all'igiene, orti scolastici, la costruzione di mattoni in terra cruda. In questo ultimo progetto partecipa la Onlus "Mattone su Mattone", un associazione che persegue finalità di solidarietà in aree depresse nel mondo e il cui obbiettivo è contribuire a risolvere i problemi abitativi di persone economicamente e socialmente svantaggiate, attraverso interventi di autocostruzione assistita, con i materiali localmente disponibili a basso costo e a ridotto impatto ambientale.
Diritti delle donne
Programma di sensibilizzazione rivolto alle donne spesso escluse dalla vita pubblica, soggette a matrimoni forzati, vittime di violenza. Gli obiettivi sono : l'alfabetizzazione e l'accesso al reddito grazie al progetto di produzione di ortofrutta. Il denaro ricavato dalla vendita di frutta e ortaggi autoprodotti, viene reinvestito per migliorare l'alimentazione del nucleo familiare e permette loro di integrarsi nella società.
Punto di lettura e centro giovanile culturale – GuineaNell'ambito di Conakry Capitale mondiale del Libro si è deciso di supportare la costruzione di un punto di lettura e di un centro giovanile culturale nel quartiere di Ratoma a Conakry. Progetto in fase di realizzazione e fortemente voluto, convinti che lo sviluppo sociale ed economico di un paese dipenda dallo sviluppo culturale dello stesso e in considerazione del fatto che il tasso di alfabetizzazione raggiunge solo il 30% e che il costo dei libri è eccessivo rispetto alle disponibilità economiche della popolazione.
La Regione Piemonte ha già stanziato 10.000 euro per la costruzione del centro ed altri 9.000 euro necessari per completare il progetto saranno raccolti grazie alla solidarietà della società civile attraverso una campagna di crowfounding alla quale "tutti" possiamo aderire.
Al termine della presentazione dei progetti è stato creato un piacevole momento di aggregazione e condivisione grazie ad un apprezzatissimo aperitivo etnico a base di the aromatizzato alla menta, riso alla curcuma con verdure, couscous, polpette di riso e carne e dolci marocchini alla menta e alle mandorle. A concludere la serata la performance de Le Voci di Ariel e la musica e danze dal Burkina Faso a cura dell’Associazione Katouma.
Un modello esemplare di cooperazione dove, amministrazioni, funzionari pubblici, scuole, associazioni di volontariato e società civile hanno collaborato per dar vita a progetti che contribuiscono a costruire un mondo migliore, superando paure, imparando a conoscersi, a collaborare, a cooperare "insieme", dando ognuno il proprio contributo che non vuole essere un'opera caritatevole ma un espressione di solidarietà collaborativa.
domenica 31 marzo 2019
L'Orchestra dei Braccianti. Contro il caporalato, la Musica.
C’è una
nostalgia profonda dell’Africa nella straordinaria voce pop di
Joshua, nigeriano albino costretto a fuggire dalle discriminazioni
nel suo paese, passando per l’inferno libico fino ad approdare in
Italia. C’è invece paura e rabbia nel rap di Adam e Mbaye,
emigrati da Senegal e Gambia e oggi costretti a vivere in una baracca
dentro Borgo Mezzanone, uno dei ghetti più grandi d’Europa.
Joshua, Adam e
Mbaye sono giovanissimi, eppure si portano addosso storie già molto
difficili. Hanno attraversato il mare, lavorato nei campi del nostro
Sud agli ordini dei caporali e vissuto di stenti in baracche di legno
e lamiere. Una situazione che riguarda migliaia di persone come loro,
confinate in favelas tutte italiane nate nella terra di nessuno,
senza elettricità né acqua corrente, con il rischio di morire
bruciati dall’esplosione di una bombola del gas.
Molta della forzalavoro non qualificata che raccoglie le arance, i pomodori, i meloni,
l’uva e altri prodotti simbolo del nostro Made in Italy vive in
queste condizioni, ai margini delle società e ai confini dei diritti
umani. Un inferno che costringe alla migrazione continua, questa
volta lungo lo Stivale, per seguire le stagioni di raccolta ed
incontrare la domanda di lavoro bracciantile degli imprenditori
agricoli.
Ma questa domanda è in caduta libera, per la crescente
meccanizzazione dell’agricoltura: così i braccianti, meno
efficienti delle macchine, vengono spinti fuori mercato e i ghetti
mutano composizione: da insediamenti informali per migranti che vi
stazionano durante i periodi di raccolta a discariche sociali,
gonfiate da migliaia di dimenticati senza più la possibilità di
raccattare qualche decina di euro sotto il sole.
Se finora i
governi hanno fatto molto poco per migliorare le condizioni dei
migranti che vivono nei ghetti, la deriva securitaria del nuovo
Ministero dell’Interno le ha perfino peggiorate. I recenti
sgomberi, avvenuti senza prima pensare a soluzioni alternative, hanno
gettato per strada molti abitanti di questi insediamenti, creando
maggiori disagi a tutti.
Per denunciare
queste condizioni di vita inaccettabili e raccontare ai cittadini lo
sfruttamento che si nasconde dietro lo scaffale dei supermercati,
Joshua, Adam, Mbaye e un’altra dozzina di ragazzi – grazie
all’idea dell’associazione ambientalista Terra! – hanno formato
un’Orchestra
dei braccianti. Sono 17 fra contadini, musicisti e lavoratori
agricoli provenienti da 9 paesi diversi, insieme per sensibilizzare
il pubblico sui temi del caporalato e dello sfruttamento lavorativo. Ne ha parlato la trasmissione Zazà, su
Radio Tre, dedicata proprio all’Orchestra dei Braccianti.
Le
armonie messe in scena spaziano dal folk al blues, dal
pop alla musica africana e indiana, in una babele di lingue e
dialetti a dimostrare la forza espressiva delle diversità. Dopo i
primi concerti, l’Orchestra dei braccianti è pronta per girare
l’Italia e raccontare in tante città le condizioni di chi vive in
agricoltura, di chi soffre lo sfruttamento e non ha diritti, ma anche
di chi cerca un riscatto grazie alla musica.
(di: Francesco Paniè, per Piazzale Europa. Persone, Luoghi Politiche.)
(di: Francesco Paniè, per Piazzale Europa. Persone, Luoghi Politiche.)
sabato 30 marzo 2019
Per ogni Qui c'è sempre un Là....
"Per ogni qui, c'è sempre un là..." era un brano di una canzone inserita nel famoso film d'animazione La spada nella Roccia (Disney, 1963), nel punto in cui Mago Merlino inizia l'educazione pratica del ragazzino Semola, futuro Re Artù.La relatività di ogni riferimento locale e di ogni identità è detta in poche parole, semplicemente, che un bambino lo capisce subito: qui non significa nulla se non in confronto ad un altrove. Noi non esistiamo se non confrontandoci con Altri. Ne consegue, evidentemente, che ogni forma di discriminazione sulla base dell'origine e della provenienza non è solo odiosa ma anche fondamentalmente dannosa: discriminando e isolandoci in pratica indeboliamo noi stessi.
Questo principio è scritto anche nella legislazione a cui facciamo riferimento: L'Art 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea dice: "È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale."
L'Art 3 della Costituzione Italiana lo ribadisce:
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."
Se la Repubblica è dunque l'articolato insieme degli enti nazionali e locali che regola la vita del Paese, anche gli enti territoriali devono concorrere per parte loro a realizzare questo principio. Ma come lo fanno?
La Regione Piemonte ad esempio ha aggiunto un ulteriore elemento normativo: la Legge Regionale n° 5 del 23/3/2016 che merita di essere conosciuta. In particolare, l'Art 1 dice:
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."
Se la Repubblica è dunque l'articolato insieme degli enti nazionali e locali che regola la vita del Paese, anche gli enti territoriali devono concorrere per parte loro a realizzare questo principio. Ma come lo fanno?
La Regione Piemonte ad esempio ha aggiunto un ulteriore elemento normativo: la Legge Regionale n° 5 del 23/3/2016 che merita di essere conosciuta. In particolare, l'Art 1 dice:
1. La Regione, nell'ambito delle proprie competenze, opera per dare
attuazione al divieto di discriminazione sancito dall'articolo 21 della
Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dall'
articolo 3, primo comma, della Costituzione
, per dare attuazione al dovere di assicurare e promuovere l'uguaglianza sostanziale contenuto nell'
articolo 3, secondo comma, della Costituzione
, nonché per attuare i principi sanciti dallo Statuto regionale .
2. La Regione attua i principi e le finalità
della presente legge in raccordo con le istituzioni di parità e
antidiscriminatorie locali, regionali, nazionali ed internazionali,
promuovendo la collaborazione con gli enti locali e il dialogo con le
parti sociali e con l'associazionismo.
Quindi gli enti locali di livello inferiore (Città Metropolitana e Comuni), le sedi locali degli enti nazionali, le associazioni e le parti sociali sono chiamate - per legge - a collaborare nell'attuazione di questo principio.
Ma questo accade davvero nel nostro territorio? Quali azioni vengono realizzate? Quali sono le dimensioni della presenza di cittadini stranieri?
La risposta è molto diversa a seconda dei luoghi. Si va dal comune di Chieri che si fa capofila di un "Sistema di accoglienza del Chierese" o a quello di Santena che ha dato ad un consigliere comunale un'apposita "Delega all'Accoglienza e volontariato sociale", fino ai comuni di Villastellone e Trofarello i cui sindaci si fanno notare, in merito all'accoglienza, solo quando prendono voce per ribadire la loro indisponibilità ad accogliere rifugiati e richiedenti asilo nei propri comuni.
Per contro, il lavoro dell'associazionismo e delle realtà religiose è intenso, diffuso e capllare su tutto il territorio.
Cercheremo allora di saperne di più, nelle prossime settimane, facendo domande a persone che si occupano della questione sul territorio, sia per ragioni istituzionali che di volontariato.
giovedì 28 marzo 2019
Afro-Napoli United. Dove lo sport è (anche) politica.
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| Veduta di Mugnano |
La convinzione che il calcio potesse essere uno strumento potente di integrazione sociale Gargiulo ce l'aveva già nel cuore da tempo; l'idea di fare una squadra e partecipare ad un campionato amatoriale venne quasi di conseguenza; così iniziò l'avventura di Afro-napoli, "con l'obbiettivo di combattere la discriminazione e favorire la convivenza paritaria fra napoletani e miganti", come si legge sul sito internet della società.
Ed è una storia di successi sportivi: l'Afro-Napoli United vince prima i tornei locali e quindi il campionato nazionale AICS; e intanto prende corpo l'idea di fare della squadra Afro-Napoli un progetto sociale e sportivo ambizioso e coraggioso.
Ho raggiunto telefonicamente Francesco Fasano (vicepresidente) e Pietro Varriale (Direttore Sportivo) dell'Afro-Napoli, per farmi raccontare "di prima mano" questa storia e ho trovato due persone aperte, immediatamente disponibili a raccontarsi e raccontare l'avventura, le soddisfazioni e le difficoltà del loro progetto.
Di entrambi mi ha colpito, nella voce, la spontaneità, l'entusiasmo e assieme l'attenzione a misurare ciò che si dice, perché le situazioni dei ragazzi e delle ragazze con cui hanno a che fare sono delicate, difficili. E non sono mancati i problemi. Il primo fra tutti è la difficoltà nel " tesserare" i giocatori per farli partecipare ai tornei.
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| Francesco Fasano |
La voce si colora di orgoglio quando aggiunge: "è una soddisfazione vedere che diversi di loro continuano a frequentarsi e a frequentare la società, anche dopo essere usciti dalla squadra".
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| Pietro Varriale |
Fasano conferma da parte sua il messaggio egualitario che viene dalla pratica sportiva: "sul campo non ci sta chi è italiano e chi è straniero, chi è bianco e chi è nero, chi è destra e chi sinistra. Sul campo ci sta chi è più bravo e chi meno. Chi vince e chi no. E alla fine noi vinciamo quasi sempre."
E infatti, dopo i primi tre anni e dopo avere vinto il campionato nazionale AICS, all'Afro-Napoli fanno due conti e capiscono di avere un numero sufficiente di atleti con le carte in regola per essere tesserati dalla FIGC. Decidono dunque di tentare l'avventura dei campionati federali. E i successi continuano: alla prima partecipazione vincono i tornei di terza, seconda e prima categoria e alla, seconda opportunità il Torneo di Promozione.
Ora sono quinti in classifica nel torneo Eccellenza e puntano ad una nuova promozione. Coi meriti sportivi è arrivata anche la visibilità mediatica e l'interessamento anche da parte di club professionistici per inserire gli atleti più promettenti in chiave professionistica.
Il progetto sportivo è ormai apertamente importante: fare dell'Afro-Napoli la seconda squadra di Napoli. E assieme cresce la scommessa culturale: dare sempre maggiore visibilità al loro modello di sport come veicolo di integrazione. Perchè nel bene e nel male, nelle difficoltà e nei successi, dice convinto Francesco Fasano: "il calcio è politica. Chi dice il contrario si sbaglia. Basta vedere cosa sta succedendo adesso col famoso "Decreto Sicurezza". Per noi è sempre più difficile tesserare gli atleti, farli giocare, aiutare a sistemarsi. E questo c'entra eccome con la politica."
Sull'Afro-Napoli,nel 2015, è stato anche girato un film: "L'oro di Napoli" di Pierfrancesco Li Donni. Di seguito il trailer.
sabato 23 marzo 2019
Piero Vereni: cultura della sicurezza (e sicurezza della cultura)
Piero Vereni insegna Antropologia Culturale e gestisce un Laboratorio di Etnografia Urbana, presso la Facoltà di Filosofia dell'Università di Roma Tor Vergata. Nel suo curriculum ci sono anni passati a lavorare come portiere d'albergo per pagarsi gli studi, ricerca sul campo in Macedonia "...a Neos Kafkasos, un paesino di trecento abitanti sul confine tra Grecia
(Macedonia occidentale) e Repubblica (ex Jugoslava) di Macedonia, per
indagare le forme dell’appartenenza tra gli abitanti plurilingue della
provincia (le lingue parlate nel villaggio: greco, slavo-macedone, greco del Ponto e della Turchia,
arvanitika e vlahika) e, ancora, periodi di studio, ricerca e insegnamento a Mitilini (isola di Lesbo, Grecia), Belfast, Venezia, Lubjana (Slovenia).
I suoi interessi di ricerca attuali sono: "l’antropologia dei media e l’antropologia urbana, con una particolare attenzione per l’espressione collettiva della diversità e la formazione di identità politiche intenzionalmente «multietniche»."
Inoltre, da alcuni anni, Vereni insegna anche ai detenuti nel Carcere di Rebibbia, associando alla propria conoscenza professionale dei "margini" culturali e linguistici, anche una competenza diretta su un tipo specifico marginalità sociale: la reclusione (qui un saggio in cui parla di questa esperienza).
Per tutte queste ragioni, le sue specifiche competenze sono particolarmente utili rispetto al nostro approfondimento #stranieri e useremo ancora i frutti del suo lavoro qui su Piazzale Europa; per le stesse ragioni, deve essere sembrato al prorettore alla didattica del suo Ateneo un docente più che appropriato da invitare a partecipare ad un workshop sulla "Cultura delle sicurezza" che si sarebbe tenuto nell'aula di rappresentanza della Facoltà, davanti ad un pubblico costituito prima di tutto da personale delle Forze dell'ordine e personale pubblico interessato professionalmente alla sicurezza. Funzionari del Ministero dell'Interno insomma.
Vereni ha fatto il suo intervento (potete leggerlo qui) portando il proprio sguardo di antropologo sulla nozione di "sicurezza" e sulle implicazioni sociali del simbolismo legato alle categorie di puro e impuro, ordine e disordine (secondo l'insegnamento ancora fecondo di Mary Douglas), che sono connesse al concetto di "sicurezza" e a tutti i suoi usi di carattere politico.
L'intervento è da leggere con attenzione. I Funzionari del Ministero dell'Interno si aspettavano qualcosa di più rassicurante e celebrativo del proprio ruolo (Vereni racconta nel proprio blog dell'aria ad un certo punto satura di tensione) e il Prorettore, alla fine, non sembrava contentissimo.
I suoi interessi di ricerca attuali sono: "l’antropologia dei media e l’antropologia urbana, con una particolare attenzione per l’espressione collettiva della diversità e la formazione di identità politiche intenzionalmente «multietniche»."
Inoltre, da alcuni anni, Vereni insegna anche ai detenuti nel Carcere di Rebibbia, associando alla propria conoscenza professionale dei "margini" culturali e linguistici, anche una competenza diretta su un tipo specifico marginalità sociale: la reclusione (qui un saggio in cui parla di questa esperienza).
Per tutte queste ragioni, le sue specifiche competenze sono particolarmente utili rispetto al nostro approfondimento #stranieri e useremo ancora i frutti del suo lavoro qui su Piazzale Europa; per le stesse ragioni, deve essere sembrato al prorettore alla didattica del suo Ateneo un docente più che appropriato da invitare a partecipare ad un workshop sulla "Cultura delle sicurezza" che si sarebbe tenuto nell'aula di rappresentanza della Facoltà, davanti ad un pubblico costituito prima di tutto da personale delle Forze dell'ordine e personale pubblico interessato professionalmente alla sicurezza. Funzionari del Ministero dell'Interno insomma.
Vereni ha fatto il suo intervento (potete leggerlo qui) portando il proprio sguardo di antropologo sulla nozione di "sicurezza" e sulle implicazioni sociali del simbolismo legato alle categorie di puro e impuro, ordine e disordine (secondo l'insegnamento ancora fecondo di Mary Douglas), che sono connesse al concetto di "sicurezza" e a tutti i suoi usi di carattere politico.
L'intervento è da leggere con attenzione. I Funzionari del Ministero dell'Interno si aspettavano qualcosa di più rassicurante e celebrativo del proprio ruolo (Vereni racconta nel proprio blog dell'aria ad un certo punto satura di tensione) e il Prorettore, alla fine, non sembrava contentissimo.
giovedì 21 marzo 2019
La strage di Christchurch
Se la terribile strage
di cinquanta mussulmani in preghiera a Christchurch in Nuova Zelanda
per mano di un fanatico suprematista bianco ci ha tolto il fiato e la
parola, la risposta che la prima ministra neozelandese Jacinda Ardern
ha dato in Parlamento ci ha restituito la speranza che la pace sia
possibile, come ha detto, nel nome “della diversità, della
gentilezza, della compassione”.
Queste parole hanno
segnato un confine nuovo, chiaro e attivo tra il razzismo, anche
nella sua forma attuale del suprematismo bianco, il sovranismo in
tutte le sue declinazioni, e le società e le persone che scelgono di
vivere nel segno dell'accoglienza e della solidarietà: “Siamo e
rimarremo un rifugio per chi condivide i nostri valori”.
Perchè quella strage
non è stata solo morte, violenza e dolore, ma è stata anche un
messaggio politico lanciato con tutti i mezzi, a partire dai social:
“Con il suo atto terroristico cercava molte cose, e tra queste la
notorietà”. La notorietà propria e di quella ideologia, il
suprematismo bianco, che oggi lavora intensamente per avvelenare le
menti e armare le persone di odio e di violenza.
Il tema che è stato
rilanciato a Christchurch è “la grande sostituzione”, teoria
secondo cui nell'occidente sarebbe in atto, in ogni parte del mondo,
una sostituzione degli europei, razza superiore e detentrice di una
cultura superiore, con gli immigrati. Gli immigrati, l'ossessione dei
sovranisti di casa nostra e, come si vede, non solo di quelli di casa
nostra.
Ci sono molti elementi
che si accavallano nel messaggio lanciato con la strage di
Christchurch. Il razzismo, prima di tutto, anche così estremo, in
Occidente non è fenomeno minoritario, marginale, ma è profondamente
radicato nella storia, che sia stato di matrice religiosa, contro gli
ebrei dal medioevo in poi, di matrice economica, nell'epoca del
colonialismo e della tratta degli schiavi africani, di matrice
arianista con il nazismo. La bestia terribile continua a vivere
dentro la trasformazione sociale di questo tempo ed esce, sempre più
aggressiva, a mano a mano che tante persone vengono spinte ai
margini, perdono riferimenti sociali, valoriali, cercano un nemico
contro cui sfogare l'impotenza derivante dalla propria sconfitta.
La globalizzazione fa
emergere la figura dell'immigrato come figura unificata del razzismo
contemporaneo. L'immigrato è l'altro nella sua completezza, per
territorio, per lingua, per cultura, per religione, per colore della
pelle. Viene per sostituirmi, è l'invasore. Spuntano allora le
sentinelle dell'Occidente che presidiano la loro fortezza scrutando
il loro personale “deserto dei tartari” da dove arriveranno i
nemici. Spuntano i teorici di una sottocultura fatta di paura, di
risentimento, ma anche di violenza, di radicalità nelle parole e
nelle azioni, che viaggia in rete, che si mescola a messaggi politici
di isolamento e aggressività, sfacciata nell'imporsi con ogni mezzo.
Infine la terribile
solitudine che oggi attanaglia le persone, che cancella la
cittadinanza, l'esistenza ed il bisogno di una comunità, che spinge
alla ribellione solitaria che cerca nell'eco di altrettante
ribellioni il senso di un nuovo stare insieme, nel branco. È un
branco sparso, il suo linguaggio unificante è quello dei videogiochi
“spara e uccidi”. Un branco che si riconosce in gesti
individuali, pubblici e pubblicizzati dalla velocità delle notizie,
efferati per essere facilmente amplificati, e tra quelli è
annoverata non a caso la strage di Macerata.
Questo è ciò che ci
dice la mattanza di Christchurch, non fatto isolato, ma anello di una
catena che cerca di imprigionarci. Le parole di Jacinda Ardern ci
hanno dato conforto, ma tocca a ciascuno di noi non lasciarle cadere.
Perchè ci aspetta una lunga marcia nel buio.
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