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domenica 31 marzo 2019

L'Orchestra dei Braccianti. Contro il caporalato, la Musica.


C’è una nostalgia profonda dell’Africa nella straordinaria voce pop di Joshua, nigeriano albino costretto a fuggire dalle discriminazioni nel suo paese, passando per l’inferno libico fino ad approdare in Italia. C’è invece paura e rabbia nel rap di Adam e Mbaye, emigrati da Senegal e Gambia e oggi costretti a vivere in una baracca dentro Borgo Mezzanone, uno dei ghetti più grandi d’Europa.
Joshua, Adam e Mbaye sono giovanissimi, eppure si portano addosso storie già molto difficili. Hanno attraversato il mare, lavorato nei campi del nostro Sud agli ordini dei caporali e vissuto di stenti in baracche di legno e lamiere. Una situazione che riguarda migliaia di persone come loro, confinate in favelas tutte italiane nate nella terra di nessuno, senza elettricità né acqua corrente, con il rischio di morire bruciati dall’esplosione di una bombola del gas.
Molta della forzalavoro non qualificata che raccoglie le arance, i pomodori, i meloni, l’uva e altri prodotti simbolo del nostro Made in Italy vive in queste condizioni, ai margini delle società e ai confini dei diritti umani. Un inferno che costringe alla migrazione continua, questa volta lungo lo Stivale, per seguire le stagioni di raccolta ed incontrare la domanda di lavoro bracciantile degli imprenditori agricoli. 
Ma questa domanda è in caduta libera, per la crescente meccanizzazione dell’agricoltura: così i braccianti, meno efficienti delle macchine, vengono spinti fuori mercato e i ghetti mutano composizione: da insediamenti informali per migranti che vi stazionano durante i periodi di raccolta a discariche sociali, gonfiate da migliaia di dimenticati senza più la possibilità di raccattare qualche decina di euro sotto il sole.
Se finora i governi hanno fatto molto poco per migliorare le condizioni dei migranti che vivono nei ghetti, la deriva securitaria del nuovo Ministero dell’Interno le ha perfino peggiorate. I recenti sgomberi, avvenuti senza prima pensare a soluzioni alternative, hanno gettato per strada molti abitanti di questi insediamenti, creando maggiori disagi a tutti.
Per denunciare queste condizioni di vita inaccettabili e raccontare ai cittadini lo sfruttamento che si nasconde dietro lo scaffale dei supermercati, Joshua, Adam, Mbaye e un’altra dozzina di ragazzi – grazie all’idea dell’associazione ambientalista Terra! – hanno formato unOrchestra dei braccianti. Sono 17 fra contadini, musicisti e lavoratori agricoli provenienti da 9 paesi diversi, insieme per sensibilizzare il pubblico sui temi del caporalato e dello sfruttamento lavorativo. Ne ha parlato la trasmissione Zazà, su Radio Tre, dedicata proprio all’Orchestra dei Braccianti.
L’orchestra, dopo il primo concerto dello scorso novembre, è diventata subito un fenomenale strumento di integrazione e coinvolgimento, attirando l’interesse di numerosi giornalisti, istituzioni locali, associazioni e semplici cittadini. La scommessa, per l’associazione Terra!, è trasformare il progetto in una via di uscita definitiva – per i più fragili – da condizioni di indigenza e precarietà. Questi giovani e sconosciuti talenti musicali cantano di sé, dell’Africa, del ghetto che ti ruba l’anima, dei caporali e naturalmente dell’amore per la mamma. 


Le armonie messe in scena spaziano dal folk al blues, dal pop alla musica africana e indiana, in una babele di lingue e dialetti a dimostrare la forza espressiva delle diversità. Dopo i primi concerti, l’Orchestra dei braccianti è pronta per girare l’Italia e raccontare in tante città le condizioni di chi vive in agricoltura, di chi soffre lo sfruttamento e non ha diritti, ma anche di chi cerca un riscatto grazie alla musica.

(di: Francesco Paniè, per Piazzale Europa. Persone, Luoghi Politiche.)

sabato 23 marzo 2019

Il diritto di Essere. Chiamati per nome.

Don Luigi Ciotti, Fondatore di Libera
«Dobbiamo sentire che il primo diritto di ogni persona sulla faccia di questa terra è essere chiamato per nome. Non sono numeri, non sono casi, non sono utenti, sono persone.»

Con queste parole, Don Luigi Ciotti nell’intervista alla trasmissione televisiva Che Tempo Che Fa in onda domenica 17 marzo sui Rai1, ha sottolineato l’importanza della parola come strumento in grado di ridare dignità.

Il riferimento è alle 15 vittime di caporalato, tutte di origine straniera, inserite da Libera nell’ahinoi già lungo elenco di vittime innocenti delle mafie.
È un abbraccio - così lo ha definito Don Ciotti- con dignità e forza a tutte le vittime dello sfruttamento e della schiavitù.
  L’associazione “Libera - associazioni, nomi e numeri contro le mafie” da sempre si è schierata dalla parte del più debole, per difendere la dignità di ognuno, elemento necessario per la costruzione di giustizia e legalità oggi. E anche questa volta ha accolto e condiviso pienamente il messaggio preciso e concreto del suo fondatore, Luigi.
In un periodo storico in cui la paura del vicino ci ha reso sempre più sospettosi, più arrabbiati, e sempre alla ricerca di un capro espiatorio che viva una situazione di inferiorità sociale rispetto a noi, è indispensabile risvegliare le nostre coscienze, prendendo le distanze da chi fa dell’odio la base per la propria propaganda politica.

Non possiamo accettare di vivere in un clima di terrore e diffidenza. Non possiamo tollerare chi ci propone l’odio e la chiusura come unica soluzione. È necessario tornare a fare rete, a vivere in comunità e la comunità.
Libera, che fin dalla sua nascita abbraccia questi principi, non si è tirata indietro e ha deciso nuovamente di spendersi nella restituzione di dignità anche a coloro che hanno perso la vita a causa dello sfruttamento nelle nostre terre.
Contro tutti i razzismi, contro ogni classificazione, e ancora contro tutte le mafie che fanno della disgregazione sociale un punto di forza nel proprio agire, Libera prende posizione, spendendosi con forza e determinazione, anche se questo -ne siamo consapevoli- può disturbare.

Ed è per questa ragione che Sabato 23 marzo 2019, alle ore 19, durante la marcia che da Villastellone a Santena ricorderà e rinnoverà la memoria e l’impegno di tutte le vittime delle mafie, verranno letti anche i 15 nomi delle vittime del caporalato.
Perché, sempre citando le parole di Don Luigi in una sua celebre intervista, «bisogna parlare di resistenza. Perché la resistenza ha la stessa radice latina di esistere: vuol dire esserci, fare, mettersi in gioco.»

(di Paola Fazzolari, Referente del Presidio di Libera di Santena-Villastellone "Libero Grassi")