Foto scattata da Edoardo Brenta durante la visita ad Auschwitz
Il Treno della Memoria è un vero e proprio progetto educativo e culturale giunto ormai alla XV edizione. L'idea del Treno nasce dalla necessità di riflettere sull'essenza dell'uomo. Ebbene sì, è proprio questo che si indaga andando a visitare i campi di concentramento. Si parte per un lungo viaggio alla ricerca di tante risposte, ma in realtà si ritorna pieni di domande.
Dobbiamo sapere di cosa siamo capaci, occuparci del peggio che siamo in grado di fare, per educarci a non cadervi nuovamente. Per questo andiamo ad Auschwitz.
"E' accaduto quindi può accadere di nuovo, questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire"
[cit. Primo Levi]
Alcuni degli educatori del Treno della Memoria durante la commemorazione a Birkenau
Ci piace definirci una comunità viaggiante, composta dai partecipanti sempre nuovi e da una rete di organizzatori ed educatori “alla pari”.
Assemblea plenaria tenuta a Cracovia dai ragazzi del Treno 2
Ogni anno i ragazzi che decidono di partire fremono per sapere cosa si farà durante il viaggio, sono curiosi di conoscere la storia, sono interessati all'argomento, ma nonostante le quattro giornate di formazione che ci proponiamo di fare prima della partenza, non li prepariamo mai abbastanza a quello che andranno a vedere. Visitare i campi di concentramento trasmette tante emozioni, sempre diverse, ma ogni volta infonde uno slancio che si può trasformare in un profondo ragionamento sul presente, e non solo sul passato, generando così un confronto con la contemporaneità. Quello che ci interessa infatti, è ricordare, successivamente approfondire e studiare e, in ultimo, applicare. Ci facciamo portatori di una grande responsabilità che è quella di rievocare la storia, tramutando il ricordo in un punto di partenza per un cambiamento, una presa di coscienza nuova: diventare cittadini attivi o quanto meno più consapevoli.
Pagine di Memoria, la rivista dell'associazione Treno della Memoria
Il Treno della Memoria è un progetto aperto a tutti, quest'anno eravamo ben 4000 ragazzi sparsi per tutta Europa nel periodo che va dalla fine di Gennaio all'inizio di Marzo, tutti con lo stesso obiettivo.
Invito tutti a parteciparvi, troverete tutte le informazioni necessarie per partire sul nostro sito e ci troverete fisicamente al Salone Internazionale del Libro. Si prevedono incontri e presentazioni volti ad approfondire il tema della Memoria e della Shoah. Presso il nostro stand potrete trovare le pubblicazioni della casa editrice del Museo Statale di Auschwitz e avere informazioni sui nostri progetti. Passate a trovarci allo stand Associazione Treno della Memoria e Museo di Auschwitz dal 9 al 13 Maggio (info).
Ieri sera, al Teatro degli Arcimboldi di Milano, ho visto il concerto di Goran Bregovic, uno spettacolo ricco e coinvolgente, nel quale un orchestra di 19 elementi tiene uniti fiati, archi, percussioni, un coro maschile e due coriste ed è capace di fondere la tradizione musicale balcanica, quella ebraica e mediorientale con un'attitudine contemporanea, portando concentrazione ed intensità da grande compositore contemporaneo.
(Qui un servizio RAI sullo spettacolo di Bregovic)
Lo spettacolo riporta al pubblico milanese l'ultimo disco di Bregovic, uscito nell'ottobre 2017: "Three Letters from Sarajevo". Si tratta di tre composizioni in cui l'intera orchestra sostiene e accompagna i violini solisti, che suonano di volta in volta secondo le modalità tipiche delle tre tradizioni musicali.
E' un lavoro sulla convivenza pacifica fra le religioni e fra i popoli, un appello e un tributo che Bregovic fa alla propria martoriata città, ma a tutto il mondo, partendo da Gerusalemme per rivolgersi a tutti attraverso Sarajevo.
E' indicativo anche il modo in cui Bregovic presenta il proprio lavoro: dice che le tre lettere nascono dal fatto di avere trovato su internet la storia di una donna, una giornalista della CNN che sente parlare di un vecchio ebreo che da 60 anni tutti i giorni si reca davanti al Muro del Pianto a pregare per la pace fra ebrei, musulmani e cristiani, decide di andare a cercarlo e intervistarlo.
Trovatolo, gli domanda che cosa egli chieda a Dio da 60 anni e il vecchio gli risponde:
" prego da 60 anni per la pace, perchè i nostri figli possano crescere in un mondo senza conflitti e perchè i politici possano lavorare secondo la verità e il bisogno vero dei popoli."
"e dopo 60 anni di preghiere che impressione si è fatta?" domanda la giornalista,
"quella di parlare con un muro" risponde il vecchio "... e che insegnarci a convivere in pace forse non fa parte dei compiti di Dio, dobbiamo imparare da soli".
La storia è vera. La giornalista si chiama Rebecca Smith e lavora per CNN. Il vecchio si chiama Morris Feinberg. Qui un resoconto (e qui un altro, identico) dell'incontro che ha rimbalzato molto in internet fra blog e siti di varia natura.
Da Gerusalemme la storia ha raggiunto Rebecca Smith negli USA per chissà quali canali, magari per passaparola. E lei l'ha raccolta e diffusa attraverso Internet. Dove l'ha raccolta, a sua volta, Bregovic restituendocela nella forma malinconica, potente e incantevole di tre composizioni, che sono un tributo alla propria città martoriata dalla guerra. E un regalo per tutti.