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domenica 19 giugno 2022

PRIDE: TUTTI, OGNI GIORNO, MAI GIRANDOSI DALL'ALTRA PARTE

di: Elda Miriam Mantoani
 
Eravamo 150mila. Un numero enorme di persone che guardavano nella stessa direzione. Per visualizzare: piazza Castello, via Pietro Micca fino a piazza Solferino, stracolme di gente.
 
150mila cuori che battevano allo stesso ritmo, il ritmo di una musica che ieri ha portato un senso di libertà nel centro di Torino.
 
Esserci ad un corteo così partecipato e colorato, in particolare dopo la pandemia, ha generato dentro di me un mare di emozioni. 
 
Ero soddisfatta nel vedere tutte quelle persone mobilitarsi per la  Causa, dai bimbi piccoli ai più adulti.  
 
Ero felice di sentirmi libera di ballare, di cantare, e di parlare con chi capitava. Libera di essere. Orgogliosa di essere tra tutta quella gente.
Ieri Torino era una grande festa.
 
Ma il Pride non è solo festa. È un momento di lotta e deve essere ben chiaro a tutti che il riscatto vero ancora non c'è stato. Che la comunità che ieri è scesa in piazza a manifestare, a ballare e a cantare, ogni giorno vive nell'emarginazione e nella discriminazione. 
 
Che nessuno è libero finché ancora ci sono persone e popoli oppressi. Che la lotta per i diritti delle persone queer, lesbiche, bisessuali, trans e transgender, gay, aromantiche, asessuali, intersessuali, non binarie e tutte le sfumature che può avere l'esistenza di una persona, non finisce il giorno del Pride, ma si costruisce giorno dopo giorno, lottando, mobilitandosi e organizzandosi, e non girandosi mai dall'altra parte. 
 
Facciamo tutti parte di una sola comunità. 
Ognuno di noi deve lottare ogni giorno per conquistare i diritti di tutti.
 
 
 
 
  

TORINO PRIDE 2022. PER LA FELICITÀ, IL FUTURO, I DIRITTI

 

 
Torino Pride 2022, Piazza Castello

Abbiamo sottoscritto, come associazione di promozione sociale, il documento politico del TORINO PRIDE 2022 (leggi qui).

L'abbiamo sottoscritto perchè è coerente alla nostra visione del mondo. Un mondo in cui le libertà e i diritti si conquistano e si difendono insieme. Oppure, un po per volta, si perdono tutte e tutti.

E poi sabato 18 siamo stati al Pride, noi del Movimento Cerini APS, attraverso gli occhi e la voce di Miriam, la nostra socia fondatrice più giovane. 

E attraverso i suoi occhi ci ha restituito il senso di una festa, perchè è una festa quando tanta gente, tutta insieme, tutti unici e ciascuno differente, grida e canta la propria urgenza di libertà e di felicità. 

















venerdì 17 giugno 2022

TORINO PRIDE 2022 E' QUESTIONE DI FELICITA' E NON SI PUO' RIMANDARE.


Siamo orgogliosi anche noi che ci sia il TORINO PRIDE 2022.  Orgogliosi perché... lo dice, meglio di  noi e di chiunque altro, chi il TORINO PRIDE lo organizza. 
Per cui lo diciamo con le parole del Coordinamento Torino Pride GLBT:

"...Siamo persone queer, lesbiche, bisessuali, trans e transgender, gay, aromantiche, asessuali, intersessuali, non binarie e molto altro, infiniti siderali di galassie in movimento.

Siamo stanchә di avanzare un centimetro per volta, stanchә delle mediazioni al ribasso sui nostri corpi e sulle nostre vite e sulle nostre relazioni, stanchә di dover conquistare spazi sicuri di libertà e condivisione. 

Per questo scendiamo per le strade al grido di “Queer e ora!”.

Perché non è solo questione di diritti, di giustizia, di uguaglianza. È questione di orgoglio per le nostre identità, le nostre non conformità, che ci appartengono e vogliamo scoprire e abbracciare; è questione di rabbia, verso chi tenta di limitarci;

 è questione di felicità, che non vogliamo più rimandare. È questione di noi, e dovete averci a che fare.
"

ed è anche una questione di diritti, tanti, alcuni da difendere e molti altri da conquistare.

Leggete il documento politico del Pride! (lo trovate qui);  fa bene al cuore, perché rispecchia una comunità che non vuole lottare solo per i propri di diritti, ma dice a voce alta che ci si salva insieme, tutti

Movimento dei Cerini APS ha sottoscritto questo documento politico e sarà anche al Torino Pride! Sabato 18 giugno 2022, con gli occhi e con la voce di Miriam Mantoani che ci racconterà il corteo.

Si potrà anche seguire il Torino Pride con la diretta streaming


sabato 28 maggio 2022

PIU' DI 194 VOCI, ANCHE LA NOSTRA

 

Una campagna pubblicitaria molto costosa sta tappezzando in questi giorni diverse città di enormi manifesti che attaccano  frontalmente la dignità delle donne e il loro diritto fondamentale a decidere sul proprio corpo, sancito da una legge dello Stato.  Movimento dei Cerini APS si unisce alle voci di chi respinge questo attacco e chiede la rimozione dei manifesti dalle strade.  Riportiamo qui il comunicato stampa emesso da: Più di 194 Voci. Rete per l'Autodeterminazione.

 

COMUNICATO STAMPA  

Rimozione cartelloni antiabortisti a Torino    

Purtroppo anche nella nostra città sono comparsi i giganteschi e raccapriccianti cartelloni di propaganda antiabortista a firma “Pro Vita e Famiglia”. Si tratta di una  campagna pubblicitaria costosissima che lede la dignità delle donne e il loro diritto fondamentale a decidere sul proprio corpo. Sappiamo da dove arrivano i finanziamenti: sono gli stessi che portano avanti campagne contro la libertà delle donne in tanti Paesi del mondo come gli Stati Uniti e la Polonia che impedisce l’aborto alle rifugiate ucraine vittime di stupri.
A un primo sguardo questi volgari cartelloni sembrano propagandare addirittura l’aborto selettivo!!!

Non deve esserci spazio nella nostra città per l’esposizione pubblicitaria il cui contenuto contenga e veic
oli messaggi sessisti e violenti e soprattutto inciti alla
disapplicazione di una legge dello Stato. La legge 194/78.
La tradizione della città di Torino e del suo storico “Movimento delle donne per l’autodeterminazione”, oggi Rete transfemminista +di194voci, non devono consentire spazi per simili orrendi messaggi. In altre città i sindaci hanno proceduto alla rimozione.

Chiediamo alla città di Torino e al suo Sindaco di rimuovere questo obbrobrio lesivo della dignità delle donne. 

Per quanto ci riguarda manterremo salda la nostra cura e custodia delle nostre libertà e non permetteremo che su questo si torni indietro.
 
Rete +di194voci
24/5/2022

domenica 9 giugno 2019

"I ragazzi, purtroppo, stanno tornando indietro..."


Renato Mantoani. Lavoro 7/6/2019  1/8

 Nato a Torino nel 1932 da immigrati veneti, mio padre ha iniziato a lavorare a 13 anni, è diventato un operaio specializzato, ha lottato per conquistare e difendere i propri diritti. Oggi, che mio figlio ha vent'anni e inizia a lavorare (come iniziano a lavorare i ragazzi di oggi, negli "stage" con la fatica del tempo pieno e lo stipendio part-time), gli faccio questo regalo, perchè devi sapere dadove vieni per sapere chi sei. Oggi che mia figlia ha quindici anni e fatica a  trovare il suo percorso e capire che strada prendere, gli faccio questo regalo, per la stessa ragione.

Essere nato nel 1932 vuol dire che Ettore (Renato all'anagrafe, ma questa è roba da veneti) è nato sotto il fascismo, aveva sette anni quando è iniziata la 2° Guerra Mondiale; aveva 8 anni quando sono iniziati i primi bombardamenti su Torino,ne aveva 13 quando la guerra è finita e ne aveva 15 - ed era già un lavoratore - quando ci furono i grandi scioperi del 1947 per il costo della vita.

Nei suoi ricordi l'8 settembre  è l'incontro con un trombettiere disertore in fuga verso casa, che si rifugia nella latteria di via Passo Buole per trovare vestiti civili coi quali continuare il viaggio. C'è l'esperienza del fratello Ugo, operaio e partigiano dell'Officina X della FIAT Mirafiori, trasferita a Riva del Garda da Valletta, nelle gallerie della Gardesana, per volere del comando nazista del Nord Italia e poi difesa con le armi in pugno dai partigiani e dagli operai.

C'è l'impossibilità di essere assunto dalla stessa FIAT perchè un fratello comunista era già all'interno mentre quello partigiano che aveva partecipato alla battaglia di Riva del Garda era stato "allontanato" con una modesta "buonauscita" all'indomani della fine del conflitto.

E' insomma il punto di vista di un uomo che ha attraversato il XX° secolo, lavorando in fabbrica e adesso, ad 86 anni, vede che: "i ragazzi purtroppo stanno tornando indietro..."

Molte cose suscitano la voglia di saperne di più (almeno, a me la suscitano), come solo la memoria diretta riesce a fare.

Buona visione.


Renato Mantoani. Lavoro 7/6/2019  2/8


Renato Mantoani. Lavoro 7/6/2019  3/8


Renato Mantoani. Lavoro 7/6/2019  4/8


Renato Mantoani. Lavoro 7/6/2019  5/8


Renato Mantoani. Lavoro 7/6/2019  6/8


Renato Mantoani. Lavoro 7/6/2019  7/8


Renato Mantoani. Lavoro 7/6/2019  1/8

martedì 30 aprile 2019

Il Treno della Memoria

Foto scattata da Edoardo Brenta durante la visita ad Auschwitz
Il Treno della Memoria è un vero e proprio progetto educativo e culturale giunto ormai alla XV edizione. L'idea del Treno nasce dalla necessità di riflettere sull'essenza dell'uomo. Ebbene sì, è proprio questo che si indaga andando a visitare i campi di concentramento. 

Si parte per un lungo viaggio alla ricerca di tante risposte, ma in realtà si ritorna pieni di domande. 
Dobbiamo sapere di cosa siamo capaci, occuparci del peggio che siamo in grado di fare, per educarci a non cadervi nuovamente. Per questo andiamo ad Auschwitz.


"E' accaduto quindi può accadere di nuovo, questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire" 
[cit. Primo Levi]

Alcuni degli educatori del Treno della Memoria durante la commemorazione a Birkenau
Ci piace definirci una comunità viaggiante, composta dai partecipanti sempre nuovi e da una rete di organizzatori ed educatori “alla pari”. 


Assemblea plenaria tenuta a Cracovia dai ragazzi del Treno 2
Ogni anno i ragazzi che decidono di partire fremono per sapere cosa si farà durante il viaggio, sono curiosi di conoscere la storia, sono interessati all'argomento, ma nonostante le quattro giornate di formazione che ci proponiamo di fare prima della partenza, non li prepariamo mai abbastanza a quello che andranno a vedere. Visitare i campi di concentramento trasmette tante emozioni, sempre diverse, ma ogni volta infonde uno slancio che si può trasformare in un profondo ragionamento sul presente, e non solo sul passato, generando così un confronto con la contemporaneità. Quello che ci interessa infatti, è ricordare, successivamente approfondire e studiare e, in ultimo, applicare. Ci facciamo portatori di una grande responsabilità che è quella di rievocare la storia, tramutando il ricordo in un punto di partenza per un cambiamento, una presa di coscienza nuova: diventare cittadini attivi o quanto meno più consapevoli.


Pagine di Memoria, la rivista dell'associazione Treno della Memoria
Il Treno della Memoria è un progetto aperto a tutti, quest'anno eravamo ben 4000 ragazzi sparsi per tutta Europa nel periodo che va dalla fine di Gennaio all'inizio di Marzo, tutti con lo stesso obiettivo. 
Invito tutti a parteciparvi, troverete tutte le informazioni necessarie per partire sul nostro sito e ci troverete fisicamente al Salone Internazionale del Libro. Si prevedono incontri e presentazioni volti ad approfondire il tema della Memoria e della Shoah. Presso il nostro stand potrete trovare le pubblicazioni della casa editrice del Museo Statale di Auschwitz e avere informazioni sui nostri progetti. Passate a trovarci allo stand Associazione Treno della Memoria e Museo di Auschwitz dal 9 al 13 Maggio (info).

mercoledì 10 aprile 2019

In carne e ossa. Intervista a Lamine Sow su stranieri e lavoro. 3/3

Lamine Sow., CGIL Torino
Nelle parti precedenti di questa intervista (In carne e ossa 1/3 e 2/3) Lamine Sow, il Coordinatore dell'Ufficio Immigrati della CGIL di Torino, ci ha parlato del peggioramento delle condizioni di vita concrete degli stranieri - appunto - in carne ed ossa, per effetto delle varie modifiche alla legislazione  e soprattutto per il clima culturale che questo processo ha creato.
In particolare modo, ci ha detto, le maggiori vittime sono i cittadini stranieri regolari: in Piemonte si tratta di 450.000 cittadini, oltre il 10% della popolazione e della forza lavoro, che porta allo stato un gettito fiscale dieci volte maggiore di quanto non costi l'accoglienza di quelli che hanno bisogno di asilo e assistemza umanitaria.

Abbiamo parlato poi anche del lavoro irregolare e del problema del flusso di migranti irregolari che alimenta il lavoro nero e mette un esercito di persone ricattabili e disperate nelle mani di datori di lavoro senza scrupoli, anche perchè - a di là della propaganda - le espulsioni degli stranieri irregolari (o che commettono reati) non sono possibili (qui un Fact Checking dell'ISPI, che offre alcune spiegazioni geopolitiche, paragonando la diversa performance nei rimpatri fra Germania e Italia nel periodo 2013-2017).
"Le autorità italiane si limitano a consegnare un foglio di via che intima allo straniero di lasciare l'Italia entro 15 giorni e questo (lo straniero da espellere) viene rilasciato, scomparendo nella clandestinità."



Gli accordi "di riammissione" mancano anche perchè i paesi di provenienza non hanno nessuna voglia e nessun interesse di fare accordi di questo genere con l'Italia o altri paesi  europei, perchè loro ricevono dai loro migranti in termini di rimesse molto di più di quanto non ricevano dai paesi europei  in termini di aiuti allo sviluppo (qui alcuni dati tratti da uno studio della Fondazione Moressa, riferiti al 2015). E anzi, non si tratta neanche di un argomento "popolare" di cui parlare nell'altra sponda del Mediterraneo, per cui nessun governo osa parlare ai suoi cittadini di accordi di riammissione firmati coi paesi europei
 Quindi.. questa è la situazione, questi immigrati, qui sono e qui rimangono. Nonostante il Salvini di turno, può gridare tutto quello che vuole, queste persone non se ne andranno da nessuna parte, fino a quando la situazione dall'altra parte del Mediterraneo non cambierà davvero. Al di là di tutti questi discorsi su: Aiutiamoli a casa loro, bisogna fare una politica vera di cooperazione. 

Poi qui ci sono anche delle contraddizioni, perchè questo governo che cosa ha fatto? Altro che aiutiamoli a casa loro: ha messo delle tasse sulle rimesse degli immigrati, tramite i Money Transfer (i servizi bancari per inviare denaro nei paesi di origine). - art. 25-bis nel D.l. 119/2018 - Quindi c'è un'ulteriore tassa che gli stranieri pagano, per potere mandare dei denari ai loro familiari rimasti lì.
Quindi, altro che aiutiamoli a casa loro. Qui siamo di fronte a gente che ruba ai poveri. Gente che ruba ai poveri per dare ai ricchi. Al di là della propaganda, questi sono i fatti.



T
Tornando allo specifico del territorio piemontese, chiediamo a Lamine Sow cosa pensa dell'azione delle amministrazioni locali su queste tematiche.

"In questa fase, anche le amministrazioni locali si fanno influenzare dal clima, perchè tutto il discorso politico e amministrativo ruota intorno a quelle 15.000 persone (i richiedenti asilo). Tutti gli altri aspetti, positivi, vengono affrontati con timidezza. Parlo in generale e non voglio additare nessuno in particolare, però io noto in generale questa timidezza delle amministrazioni nel mettere in risalto i fatti positivi prodotti dall'immigrazione in questa regione.
Parliamo  sicuramente del bilancio positivo fra quanto versato in tasse e contributi e quanto percepito in termini di prestazioni previdenziali e di welfare, Poi però ci sono anche delle vere trasformazioni che stanno interessando alcuni settori del mondo del lavoro e che andrebbero analizzate e conosciute bene.

Un fenomeno che sta modificando il lavoro è la progressiva etnicizzazione di alcuni settori, come quello delle pulizie industriali, della logistica e del trasporto merci... nell'edilizia lo stesso, per non parlare del settore del lavoro domestico. Chi vuol vedere vede, insomma."

"Questa etnicizzazione comporta che gli stranieri nella loro stragrande maggioranza vengono confinati in determinati mestieri e anche coloro i quali hanno delle competenze specifiche difficilmente possono farle valere, perchè, per il mercato del lavoro, "devono" fare deterninati mestieri, proprio in quanto stranieri. E anche questa, secondo me è una sfida da raccogliere."

Abbiamo infine affrontato il tema degli infortuni sul lavoro e delle tutele. Chiedendo  a Sow, senza giri di parole, se "un muratore straniero è più muratore o è più straniero?". In altre parole, la possibilità di farsi male sul lavoro e il tipo di assistenza cambia sensibilmente per il fatto di essere stranieri?

La sua risposta,ancora una volta, è molto netta: "diciamo che lo straniero è più ricattabile, essendo soggetto ad una legislazione definita in quanto straniero. Perchè la legislazione italiana sugli stranieri è una legislazione legata al lavoro. Quindi l'Italia non ha fatto venire delle persone, ma delle braccia: tu finchè lavori hai motivo di stare in Italia;  il giorno in cui perdi il lavoro devi dimostrare il perchè della tua presenza qua.

Ovviamente questo non accade se nel frattempo hai preso la cittadinanza, però la cittadinanza è la conclusione di un lungo processo migratorio... stiamo parlando di dieci anni di residenza, di un reddito stabile, insomma di una integrazione piena, che riguarda un certo numero di presenze, però la stragrande maggioranza degli stranieri regolari non è a quel livello li, e' gente che è soggetta al rinnovo dei permessi di soggiorno, che hanno permessi di soggiorno di un anno o due anni che vengono rinnovati sulla base del lavoro, insomma sono cittadini regolari a tempo determinato.

I permessi sono rinnovati sulla base del lavoro, se tu rimani senza lavoro, ti danno ancora un permesso che dura un anno per attesa di occupazione e se quando scade non hai ancora trovato un lavoro tu non hai diritto di stare in italia. E questo lo sanno anche molti datori di lavoro ed è per questo che possono sfruttare di più gli stranieri, perchè... ti faccio lavorare, così tu  puoi rinnovare il permesso di soggiorno, però alle mie condizioni... Quindi gli stranieri così sono più ricattabili, su tutto.


Abbiamo concluso questa lunga conversazione chiedendo a Lamine Sow di condensare in circa un minuto l'osservazione che ritiene più importante su quanto abbiamo discusso assieme.  Vi proponiamo qui di seguito la sua risposta:





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lunedì 8 aprile 2019

In carne e ossa. Intervista a Lamine Sow su stranieri e lavoro. 2/3



Lamine Sow, CGIL Torino
Nella prima parte dell'intervista  (In Carne e ossa 1/3) il nostro interlocutore, Lamine Sow, ha detto di avere vissuto in prima persona il lungo percorso della legislazione italiana sugli stranieri, vedendo peggiorare gradualmente le condizioni degli stranieri "in carne e ossa". Per questo l'Ufficio Immigrati delsindacato non si occuoa solo di lavoro ma anche, necessariamente, di seguire e aiutare gli stranieri nelle pratiche burocratiche che devono affrontare rivolgendosi ad istituzioni via via più ostili.
Da un punto di vista quantitativo, "..i lavoratori stranieri sono ormai poco più del 10% dei lavoratori; stiamo parlando di cittadini regolari, gente che lavora e paga le tasse, qua, tutti i giorni...dall'IRPEF nazionale all'IRPEF comunale, fino a quello regionale. Sono tutti dati che si possono andare a leggere... non sono chiacchiere."

"Anche dal punto di vista dei contributi all'INPS, stiamo parlando di un 10% del gettito di contributi" e si tratta di  una popolazione che versa, ma i percettori di prestazioni pensionistiche sono pochi: "perchè la maggioranza sono giovani, che alla pensione ci arriveranno fra molti anni, se ci arriveranno...
Quindi i lavoratori stranieri danno molto più di quanto ricevono dal sistema pensionistico, ma non solo da quello, anche al sistema delle tasse, che noi sappiamo vengono allo stato e agli enti locali soprattutto dal lavoro dipendente.."
Lamine Sow, 2/4/2019  2/5

"Queste cose sono vere - ribadisce Lamine Sow - sono tutti dati disponibili, basta andare a leggere, chi ha voglia di vedere, studiare e approfondire può farlo, ma di tutto questo non si parla... si parla invece sempre di altro.. come se gli stranieri fossero solo gente che chiede aiuto e assistenza.... no, gli stranieri nella loro stragrande maggioranza... lavorano, fanno i lavori più difficili, più pesanti e più pericolosi, lavorano dal mattino alla sera...lavorano nei weekend... sono in Italia per lavorare; la stragrande maggioranza. Però si preferisce non parlare di questo e parlare di altro.
Se devo riferirmi alla situazione del Piemonte, da noi qui si parla solamente dei circa 15.000 richiedenti asilo. Gli stranieri in Piemonte sono 450.000 persone, il 10% della popolazione, però tutto il dibattito si focalizza sui 15.000 richiedenti asilo.... e gli altri stranieri? Sono qui. Pagano le tasse!"
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Fonte: www.colfebadantionline.it
Facendo un rapido calcolo, i lavoratori stranieri regolari in Piemonte versano la allo stato, solo di IRPEF,  quasi 600 milioni di Euro all'anno (qui un articolo de La Stampa che cita una ricerca in cui, per il 2015, quando i contribuenti stranieri erano ancora solo l'8,6% riportava un gettito di 563,9 milioni di €).
I circa 15.000 richiedenti asilo ne costerebbero meno di un sesto (meno di 100 mln) secondo il sistema precedente (35€ a persona al giorno) e meno di un decimo (intorno ai 50 mln di euro all'anno, cioè 19€ a persona al giorno, contando che circa metà delle domande vengano rifiutate. In realtà, ormai. molte di più) secondo le disposizioni del Decreto Sicurezza. Quindi i lavoratori stranieri in Piemonte danno dieci volte tanto quello che costa l'assistenza agli stranieri che ne hanno bisogno.

Chiediamo a Lamine se, dal suo punto di vista, il cambio di clima che c'è stato col nuovo governo e con le disposizioni del Decreto Sicurezza ha peggiorato la vita non solo dei rifugiati e degli irregolari, ma anche dei tanti cittadini e lavoratori stranieri regolari che abitano nel nostro territorio

Ce lo conferma con risolutezza: "secondo me, le principali vittime del Decreto Sicurezza e del clima che ha creato sono soprattutto i lavoratori stranieri regolari, che sino qui da anni... magari nel frattempo molti di loro hanno preso pure la cittadinanza italiana... però per via del loro aspetto o del loro accento si vede che hanno delle origini non proprio italiane...
Le principali vittime di questo clima sono proprio loro, quelli regolari, perchè  ormai il clima è quello... tutti quelli che sono diversi vengono guardati...con gli occhi della cronaca. Tu puoi essere qui da 20 anni, hai sempre pagato le tasse, i contributi, lavori...  magari nel frattempo sei anche diventato cittadino italiano, perà vieni visto dalla gente per la strada come uno che è appena sceso dal barcone..."



"Questo è ciò che ha generato il Decreto Sicurezza. Però è un efetto voluto, perchè l'immigrazione è stata trattata in un decreto sulla sicurezza  Hanno messo tutto insieme, criminalità, immigrazione, sicurezza... pure le norme sulla cittadinanza; anche l'istituto della revoca della cittadinanza, per alcuni reati (art. 14 del D. L. 113/2018, convertito nella Legge 132 del 1 dicembre 2018. Qui il testo) a quegli stranieri che l'hanno gia ottenuta... tutto serve a creare differenziazioni, serve a dire: tu puoi essere pure italiano, però ricordati che sei naturalizzato, non sei italiano per via del sangue... Anche lì questo governo con le sue politiche va ad interferire, creando questo clima che è pesante, soprattutto per quegli immigrati che qui sono nati e qui sono cresciuti, che non sono immigrati da nessuna parte. Perchè sono nati qui. Il clima è più pesante per loro.

Daisy Osakue, nata a Torino il 16/1/1996.
Per uno come me...che è arrivato qui già da immigrato, quindi mi aspetto ...sono vaccinato, ho già gli anticorpi, posso reagire ..invece i ragazzi che sono nati qua, cresciuti qua...  loro non hanno gli anticorpi. Loro sono indifesi rispetto ad un clima del genere... E questo per ovvi motivi, se tu sei nato a Moncalieri.. ti chiedono: Dove sei nato? Ma sono nato Qua!  
E magari molti di loro non sono mai stati nei paesi di origine dei loro genitori, molti di loro non parlano neanche la lingua dei loro genitori, quindi per loro essere additati come degli stranieri è molto pesante.  

E chi ha delle responsabilità politiche, secodo me, al di là delle strumentalizzazioni, al di là di sinistra e destra, al di là delle campagne elettorali, dvrebbero pensarci bene, perchè stanno facendo dei danni enormi,per la società in generale.

Altra questione che abiamo posto a Lamine è quella del lavoro irregolare.

Castelnuvo Scrivia. Fonte: alessandrianews.it
"Quella del lavoro irregolare oggi è soprattutto una situazione che riguarda i nuovi arrivati. Tanti fra i ragazzi che si trovano qui come richiedenti asilo si trovano costretti ad accettare lavoro in nero. Chi in agricoltura, chi in alcune fabbriche, altri nel settore della logistica, si trovano costretti ad accettare questi lavori in nero perchè sono molto ricattabili, per via della loro condizione, perchè tu arrivi, fai una domanda di asilo, il più delle volte ti viene riconosciuto solo il permesso di soggiorno per ragioni umanitarie... se sei fortunato, perchè tutti gli altri hanno solo il diniego, nel senso che non gli viene riconosciuto niente.  Non ti è stata riconosciuta nessuna forma di protezione, nè come asilo, nè sussidiaria, nè umanitaria.... niente... e insomma lì sei alla mercè dei datori di lavoro con pochi scrupoli...

Chiediamo allora se gli stranieri cui viene rifiutata ogni forma di protezione vengono effettivamente allontanati dal suolo italiano, così come promesso dalla propaganda soprattutto leghista.

"ma no - ci risponde Sow - perchè non è possibile, al di là della propaganda... quello che fanno è darti un foglio di via....  ti danno un foglio dove ti scrivono che tu hai 15 giorni di tempo per lasciare l'Italia... In questo momento l'Italia non ha accordi di riammissione con i paesi di provenienza di tanti immigrati, quindi, anche volendo... non puoi espellere nessuno!"
 


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sabato 23 marzo 2019

Il diritto di Essere. Chiamati per nome.

Don Luigi Ciotti, Fondatore di Libera
«Dobbiamo sentire che il primo diritto di ogni persona sulla faccia di questa terra è essere chiamato per nome. Non sono numeri, non sono casi, non sono utenti, sono persone.»

Con queste parole, Don Luigi Ciotti nell’intervista alla trasmissione televisiva Che Tempo Che Fa in onda domenica 17 marzo sui Rai1, ha sottolineato l’importanza della parola come strumento in grado di ridare dignità.

Il riferimento è alle 15 vittime di caporalato, tutte di origine straniera, inserite da Libera nell’ahinoi già lungo elenco di vittime innocenti delle mafie.
È un abbraccio - così lo ha definito Don Ciotti- con dignità e forza a tutte le vittime dello sfruttamento e della schiavitù.
  L’associazione “Libera - associazioni, nomi e numeri contro le mafie” da sempre si è schierata dalla parte del più debole, per difendere la dignità di ognuno, elemento necessario per la costruzione di giustizia e legalità oggi. E anche questa volta ha accolto e condiviso pienamente il messaggio preciso e concreto del suo fondatore, Luigi.
In un periodo storico in cui la paura del vicino ci ha reso sempre più sospettosi, più arrabbiati, e sempre alla ricerca di un capro espiatorio che viva una situazione di inferiorità sociale rispetto a noi, è indispensabile risvegliare le nostre coscienze, prendendo le distanze da chi fa dell’odio la base per la propria propaganda politica.

Non possiamo accettare di vivere in un clima di terrore e diffidenza. Non possiamo tollerare chi ci propone l’odio e la chiusura come unica soluzione. È necessario tornare a fare rete, a vivere in comunità e la comunità.
Libera, che fin dalla sua nascita abbraccia questi principi, non si è tirata indietro e ha deciso nuovamente di spendersi nella restituzione di dignità anche a coloro che hanno perso la vita a causa dello sfruttamento nelle nostre terre.
Contro tutti i razzismi, contro ogni classificazione, e ancora contro tutte le mafie che fanno della disgregazione sociale un punto di forza nel proprio agire, Libera prende posizione, spendendosi con forza e determinazione, anche se questo -ne siamo consapevoli- può disturbare.

Ed è per questa ragione che Sabato 23 marzo 2019, alle ore 19, durante la marcia che da Villastellone a Santena ricorderà e rinnoverà la memoria e l’impegno di tutte le vittime delle mafie, verranno letti anche i 15 nomi delle vittime del caporalato.
Perché, sempre citando le parole di Don Luigi in una sua celebre intervista, «bisogna parlare di resistenza. Perché la resistenza ha la stessa radice latina di esistere: vuol dire esserci, fare, mettersi in gioco.»

(di Paola Fazzolari, Referente del Presidio di Libera di Santena-Villastellone "Libero Grassi")

lunedì 22 ottobre 2018

La Pacchia infinita a Castelnuovo Scrivia

Alla base di questo blog c'è un'idea: parlare di luoghi e di persone e proprio per questo, di politiche,  di politica, In questo post mi occupo di una storia delle campagne piemontesi di questi anni; la storia si svolge a Castelnuovo Scrivia, comune di 5000 abitanti e poco più, fra Tortona e Voghera, al confine fra il Piemonte e la Lombardia. Un comune di provincia dell'operoso nord: qualche impresa importante di trasporti e servizi, ma soprattutto un orticoltura intensiva e avanzata, con aziende che lavorano anche per i reparti freschi  della grande distribuzione.
La nostra storia inizia proprio nei campi e nelle serre di Castelnuovo Scrivia,  per poi passare sulle strade e nei tribunali; inizia nel 2012 e non è ancora finita.

Cominciamo dalla fine Il 7 dicembre 2018 è fissata la prima udienza di un processo nato dalla citazione in giudizio con la quale i Lazzaro (padre e figlio), imprenditori agricoli di Castelnuovo Scrivia, chiedono oltre un milione e mezzo di euro come risarcimento danni a ventisei tra braccianti e sindacalisti a seguito delle proteste da questi organizzate nell'estate del 2012. 
Ma i Lazzaro stessi pochi mesi fa sono stati condannati, in un altra causa, per maltrattamenti e violazione delle norme sull'immigrazione, ai danni degli stessi lavoratori stranieri che erano impoegati come braccianti in una delle loro aziende e che adesso hanno citato in giudizio per danni.  Bruno Piero Lazzaro  (titolare) e Mauro Lazzaro (gestore) hanno patteggiato 1 anno e 7 mesi di reclusione. La loro impegata Ilaria Battitustata è invece stata condannata ad 1 anno e 3 mesi di reclusone per il solo reato di maltrattamenti.

La vicenda risale al 2012. Bruno e Mauro Lazzaro hanno più di un'azienda agricola, producono ortaggi per la grande distribuzione, ad esempio il Bennet e nelle loro aziende lavorano molti braccianti stranieri. Nel giugno del 2012 i braccianti di una delle aziende dei Lazzaro si fermarono, per chiedere il pagamento dei compensi arretrati e per chiedere migliori condizioni di lavoro. Lamentavano la paga troppo bassa, gli insulti.
Venivano pagati fra trecento e quattrocento euro al mese, per lavorare dalle 6 alle 22, senza possibilità di allontanarsi dal luogo di lavoro, con un'ora di di pausa per il pranzo, ma senza avere a disposizione un luogo riparato dove consumare il pasto (che si portavano da casa) e senza servizi igienici.
La protesta si organizzò diventando un presidio sulla strada davanti all'azienda agricola e venne sostenuta da sindacati e  movimenti di difesa dei diritti umani.  lamentavano
Alcuni braccianti vennero subito licenziati e sostituiti con altri di orgine indiana.; ma il presidio resistette per diversi giorni attirando infine anche l'attenzione dei media di livello sia locale che nazionale, che accesero i riflettori su una realtà di sfruttamento fino allora percepito come un fenomeno specifico del sud italia.

Sul fronte giudiziario la vicenda ha avuto un iter assai complicato.  I braccianti, assistiti dall'associazione Presidio Permanente di Castelnuovo, sono parte offesa nel processo penale a carico dei Lazzaro, I quali a loro volta  hanno trascinato il tribunale i braccianti e un membro dell'associazione per occupazione e minacce  Ci sono poi le cause davanti al giudice del lavoro per l'ottenimento dei compensi dovuti che, secondo l'associazione Presidio Permanente ammontano a 274.303 euro.

http://www.lastampa.it/2018/07/01/alessandria/gli-imprenditori-agricoli-di-castelnuovo-scrivia-chiedono-ai-braccianti-un-milione-e-mezzo-di-risarcimento-w2t5qdb2EmEPuXOT7yU4kI/pagina.html

http://www.alessandrianews.it/provincia/maltrattamenti-violazione-norme-sull-immigrazione-condannati-due-imprenditori-castelnuovo-158257.html

http://www.ilpiccolo.net/home/2017/10/25/news/riprende-il-processo-a-carico-dei-braccianti-di-castelnuovo-scrivia-3375/

http://web.rifondazione.it/home/index.php/12-home-page/12481-la-giusta-lotta-dei-braccianti-di-castelnuovo-scrivia

http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2012/07/17/news/sfruttavano-i-braccianti-indagati-per-schiavitu-1.5419899