mercoledì 19 luglio 2023
LA NDRANGHETA, A TROFARELLO
lunedì 1 agosto 2022
BOLOGNA, 2 AGOSTO 1980: IL TERRORE, LA TENSIONE, LA DESTRA ITALIANA
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| (L'orologio delle Stazione di Bologna) |
Di questi anniversari ce ne sono purtroppo molti, distribuiti in ogni decennio delle storia repubblicana: a partire dalla strage di Portella delle Ginestre nel 1947, passando per i contadini uccisi dalla polizia nella repressione ordinata da Scelba nel 1950, proseguendo attraverso i morti di Reggio Emilia nel 1960 (5 operai iscritti al PCI uccisi ancora dalla polizia), proseguendo con le bombe di Piazza Fontana a Milano (1969), i morti durante i "moti di Reggio Calabria" del 1970, la strage di Piazza della Loggia a Brescia nel 1974, l'attentato al Treno Italicus sempre nel 1974 - (era l'anno in cui, a Milano, Silvio Berlusconi stringeva accordi con Cosa Nostra per proteggere i propri interessi).
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| (Il Rapido 904, fermato da una bomba il 23/12/1984) |
L'elenco dei fatti e dei morti non è completo, purtroppo; mancano, per questioni di spazio, alcuni tentativi di colpo di stato ed il contributo di sangue e paura fornito dal terrorismo di matrice "rossa", rispetto al quale, però, lo Stato Italiano ha saputo, per fortuna, trovare una risposta determinata ed efficace.
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| Licio Gelli, morto impunito nel 2015 |
Un esempio plastico di questo intreccio è offerto proprio dalla vicenda della strage di Bologna, i cui mandanti sono stati individuati in Licio Gelli (che ideò e finanziò l'operazione) e altri membri della Loggia Massonica P2, ma solo dopo essersi assicurati una protezione durata decenni, mediante una strategia di depistaggio e corruzione che li ha fatti raggiungere dalla giustizia soltanti dopo morti.
Fra gli esecutori materiali, invece, un protagonista come Paolo Bellini è stato "inchiodato" al suo ruolo nella strage di Bologna solo con la sentenza emessa dalla Corte di Assise del 6 aprile 2022 (quarantadue anni dopo i fatti).
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| Paolo Bellini, nel 2019 |
Ma chi è Paolo Bellini? Praticamente un compendio di storia italiana degli ultimi decenni: "Braccio della destra eversiva negli anni 70 tra le file di Avanguardia nazionale, latitante tra Brasile ed Europa con il falso nome di Roberto Da Silva negli anni ’80, negoziatore per conto dello Stato con Cosa nostra nei primi anni ’90 e sicario di ‘Ndrangheta qualche anno più tardi." (leggi qui l'articolo di Antimafia 2000).
E ancora: "...già indagato per la strage [di Bologna, NdA] all’inizio degli anni ’80 e prosciolto nel 1992, ma nel marzo del 2019 la procura generale di Bologna (che aveva avocato l’inchiesta sui presunti mandanti, organizzatori e finanziatori della strage, vale a dire Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi, tutti deceduti) aveva chiesto e ottenuto la revoca del proscioglimento iscrivendolo nel registro degli indagati insieme all’ex capocentro del Sisde di Padova Quintino Spella, e al capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel, entrambi accusati di depistaggio" . (qui l'articolo del Resto del Carlino)
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| Francesca Mambro e Giusva Fioravanti |
Ma Paolo Bellini risulta anche, da atti processuali della Procura di Palermo, essere stato presente ad Enna nell'incontro di vertice di Cosa Nostra in cui Totò Riina ordinò agli altri boss mafiosi di rivendicare omicidi e stragi commessi dal 1992 in poi con la sigla della Falange Armata.
Negli ultimi anni, dunque, parecchie "mezze verità" sono state dette e scritte in una serie di atti processuali e di sentenze anche definitive, da quelle sulle stragi di Capaci e via d'Amelio, alla trattativa Stato-Mafia fino alla strage di Bologna.
Si tratta per parte nostra di leggere, di ascoltare, di ridisegnare nella memoria collettiva di questo paese la storia degli ultimi decenni, raccontandola per quello che è stata effettivamente, al netto dei depistaggi e delle trame eversive che l'hanno imbrattata.
Altrimenti dovremo smettere di lamentarci per essere il paese a cui viene negata la verità e cominciare a definirci come il paese credulone e compiacente che preferisce non sentirla.
lunedì 18 luglio 2022
19 LUGLIO. BORSELLINO. UN FRESCO PROFUMO DI LIBERTA'
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| Paolo Borsellino |
Vennero fatti saltare in aria con una potente carica di esplosivo sistemata in una macchina davanti al portone della palazzina in cui abitava Borsellino; uccisi per mano della mafia palermitana, ma con complicità nelle istituzioni dello stato e nell’estremismo di destra che non sono ancora state chiarite.
Una sentenza della Cassazione, pochi giorni fa, ha chiarito che gli agenti incaricati delle indagini sulle stragi di Capaci e via d’Amelio, guidati dal Questore Arnaldo La Barbera, si resero responsabili di un gravissimo e sistematico depistaggio (ne abbiamo scritto qualche giorno fa (leggi qui) sul nostro blog; un lavoro per nascondere la verità durato molti anni, per effetto del quale diversi innocenti in un primo tempo vennero condannati a loro volta.
Si tratta di una pagina drammatica e triste della storia italiana, che non si è ancora chiusa, perché trent’anni dopo possiamo dire con sicurezza che le organizzazioni mafiose sono tuttora forti e presenti in ogni parte d’Italia e nessun luogo può dirsi al sicuro. Anche a Trofarello negli anni scorsi sono stati effettuati due sequestri di immobili a seguito di processi per reati di criminalità organizzata.
Per questo è necessario tenere sempre la “guardia alta”, adottare ogni misura utile a diffondere la memoria di quanto è successo assieme alla consapevolezza che il rischio è dovunque sempre presente. Bisogna avvicinare i cittadini alle istituzioni, non lasciarle isolate, perché le istituzioni quando sono isolate sono più vulnerabili.
| facciamo insieme un giardinetto dedicato a Falcone Borsellino? |
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| Casetta per book-crossing a Cesano Boscone |
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| Giovanni Falcone e Paolo Borsellino |
Paolo Borsellino ebbe a dire: “La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”
Noi desideriamo essere vicino all’Amministrazione nel far respirare in paese questo “fresco profumo di libertà".
giovedì 14 luglio 2022
UNA RIUNIONE IMPORTANTE
"Fra il 16 ed il 19 maggio
1974 si svolgeva a Milano un incontro cui prendevano parte Marcello Dell’Utri,
Silvio Berlusconi, Gaetano Cinà (legato alla “famiglia mafiosa di
“Malaspina”), Stefano Bontade (capo della famiglia mafiosa di S. Maria
del Gesù ed esponente fino a poco tempo prima con Gaetano Badalamenti e Luciano
Liggio del “triumvirato” massimo organo di vertice di “cosa nostra”), Girolamo
Teresi (sottocapo della “famiglia” mafiosa di S. Maria del Gesù), Francesco
Di Carlo (“Uomo d’Onore della “famiglia” mafiosa di Altofonte di cui, all’epoca,
era consigliere e di cui, in seguito, sarebbe diventato sottocapo). In tale
occasione veniva concluso l’accordo di reciproco interesse, in precedenza
ricordato, fra “cosa nostra”, rappresentata dai boss mafiosi Bontad![]() |
| Stefano Bontade |
L’assunzione di Vittorio
Mangano (all’epoca dei fatti affiliato alla “famiglia” mafiosa di Porta Nuova,
formalmente aggregata al mandamento di S. Maria del Gesù comandato da Stefano
Bontade) ad Arcore, nel maggio-giugno 1974, costituiva l’espressione dell’accordo
concluso grazie alla mediazione di Dell’Utri tra gli esponenti palermitani di “cosa
nostra” e Silvio Berlusconi ed era funzionale a garantire un presidio mafioso
all’interno della villa di quest’ultimo
In cambio della protezione assicurata Silvio Berlusconi aveva cominciato a corrispondere, a partire dal 1974, agli esponenti di “cosa nostra” palermitana, per il tramite di Dell’Utri, cospicue somme di denaro che venivano materialmente riscosse da Gaetano Cinà.” - Sentenza Cassazione 643/2014, punto 5.1, pag 48
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| Marcello Dell'Utri |
Questa “protezione” e questa enorme disponibilità
finanziaria continuano negli anni successivi, alterando gli equilibri
finanziari e politici del sistema italiano. Ma chi era e da dove
veniva “l’imprenditore Silvio Berlusconi”? Classe 1936, primogenito di una famiglia della piccola borghesia milanese, il padre fece una bella carriera nella
piccola Banca Rasini, attiva a Milano ma con sede in Svizzera, fino a
diventarne amministratore fiduciario.
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| Michele Sindona, il "banchiere della mafia" |
Nel
1983, il 15 febbraio, il giorno dell'operazione "San Valentino", una
grande retata della polizia milanese contro le cosche di "cosa nostra" attive a Milano, porta all’arresto di molti importanti correntisti
della Banca Rasini, fra cui Pippo Calò, Totò Riina e Bernardo Provenzano; ma fu il “banchiere della mafia” Michele Sindona,
dalla sua cella newyorchese, a rendere famosa nel mondo la Banca Rasini citandola al
giornalista Nick Tosches come lo strumento privilegiato per il riciclaggio dei soldi che la criminalità organizzata reperiva attraverso il traffico internazionale di eroina.
Per tornare a Silvio
Berlusconi, nel 1961, il brillante neolaureato in giurisprudenza inizia la sua attività di immobiliarista acquistando
il suo primo terreno per 190 milioni di lire, grazie alla fideiussione del banchiere Carlo Rasini. Sempre col sostegno di Rasini e altri finanzieri
svizzeri fonda nel 1963 la Cantieri Riuniti Milanesi e, nel 1968, l’Edilnord2. Nel
1973 Silvio Berlusconi crea la
Italcantieri Srl, grazie ad altre due fiduciarie ticinesi, la Cofigen (legata
al finanziere Tito Tettamanti) e la Eti AG Holding (amministrata dal finanziere
Ercole Doninelli). Questo in sintesi è il contesto (e le fonti di
finanziamento) nel quale e mediante il quale “l’imprenditore Silvio Berlusconi”
si afferma come immobiliarista nel decennio fra la metà degli anni ‘60 e la
metà degli anni ’70.
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| Giovanni Leone e Andreotti ai tempi dello scandalo Lockheed |
A seguire, nel 1974 Berlusconi fondava a Roma l’Immobiliare San Martino, amministrata da Marcello Dell’Utri mentre a "Milano 2" nasceva la tv via cavo, Telemilano 58, passata poi alle trasmissioni via etere col nome di Canale 5.
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- Silvio Berlusconi è tuttora attivo in politica (benché reso "ineleggibile" da una condanna definitiva per frode fiscale) come presidente e leader di Forza Italia, uno dei partiti che sostiene l'attuale governo italiano.
- L'ex senatore Marcello Dell'Utri scontata la condanna per concorso esterno in associazione mafiosa è tornato anche lui ad occuparsi attivamente di politica, patrocinando con successo la canddatura del neosindaco di Palermo Roberto Lagalla.
- Stefano Bontate è stato ucciso a colpi di kalashnikov nel 1981, a Palermo, dentro la sua auto ferma al semaforo, per ordine di Totò Riina.
- Girolamo Teresi viene ucciso nel 1981, poche settimane dopo il suo "capo" Bontade.
- Francesco Di Carlo, espulso da Cosa Nostra ma "graziato" dalla Commissione è stato un grosso trafficante di eroina basato a Londra e venne accusato di essere l'assassino di Roberto Calvi. È morto di Covid nel 2020 a Parigi.
- Gaetano Cinå è morto nel 2006 all'età di 72 anni
- Michele Sindona, il "banchiere della mafia" muore nel Supercarcere di Voghera il 22 marzo 1986, avvelenato da un caffè corretto al cianuro di potassio, due giorni dopo essere stato condannati all'ergastolo.
Il Boss
giovedì 23 maggio 2019
Capaci, 23 maggio 1992.
Poche cose riguardano contemporaneamente persone, luoghi e politiche come la mafia e la lotta alla mafia.
Ecco perché ricordiamo anche su Piazzale Europa l'anniversario della strage di Capaci, il 23 maggio 1992, quando caddero Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Vi furono anche 23 feriti.
Libri su Giovanni Falcone
sabato 23 marzo 2019
Il diritto di Essere. Chiamati per nome.
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| Don Luigi Ciotti, Fondatore di Libera |
Con queste parole, Don Luigi Ciotti nell’intervista alla trasmissione televisiva Che Tempo Che Fa in onda domenica 17 marzo sui Rai1, ha sottolineato l’importanza della parola come strumento in grado di ridare dignità.
Il riferimento è alle 15 vittime di caporalato, tutte di origine straniera, inserite da Libera nell’ahinoi già lungo elenco di vittime innocenti delle mafie.
È un abbraccio - così lo ha definito Don Ciotti- con dignità e forza a tutte le vittime dello sfruttamento e della schiavitù.
L’associazione “Libera - associazioni, nomi e numeri contro le mafie” da sempre si è schierata dalla parte del più debole, per difendere la dignità di ognuno, elemento necessario per la costruzione di giustizia e legalità oggi. E anche questa volta ha accolto e condiviso pienamente il messaggio preciso e concreto del suo fondatore, Luigi.
In un periodo storico in cui la paura del vicino ci ha reso sempre più sospettosi, più arrabbiati, e sempre alla ricerca di un capro espiatorio che viva una situazione di inferiorità sociale rispetto a noi, è indispensabile risvegliare le nostre coscienze, prendendo le distanze da chi fa dell’odio la base per la propria propaganda politica.
Non possiamo accettare di vivere in un clima di terrore e diffidenza. Non possiamo tollerare chi ci propone l’odio e la chiusura come unica soluzione. È necessario tornare a fare rete, a vivere in comunità e la comunità.
Libera, che fin dalla sua nascita abbraccia questi principi, non si è tirata indietro e ha deciso nuovamente di spendersi nella restituzione di dignità anche a coloro che hanno perso la vita a causa dello sfruttamento nelle nostre terre.
Contro tutti i razzismi, contro ogni classificazione, e ancora contro tutte le mafie che fanno della disgregazione sociale un punto di forza nel proprio agire, Libera prende posizione, spendendosi con forza e determinazione, anche se questo -ne siamo consapevoli- può disturbare.
Ed è per questa ragione che Sabato 23 marzo 2019, alle ore 19, durante la marcia che da Villastellone a Santena ricorderà e rinnoverà la memoria e l’impegno di tutte le vittime delle mafie, verranno letti anche i 15 nomi delle vittime del caporalato.Perché, sempre citando le parole di Don Luigi in una sua celebre intervista, «bisogna parlare di resistenza. Perché la resistenza ha la stessa radice latina di esistere: vuol dire esserci, fare, mettersi in gioco.»
(di Paola Fazzolari, Referente del Presidio di Libera di Santena-Villastellone "Libero Grassi")
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" Abbiamo forse finalmente capito che in questi 30-40 anni le mafie sono dilagate nel nord Italia, hanno fatto pochissimi morti e tanti...



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