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mercoledì 15 maggio 2019

Virgilia Maria Malagoni Lopez. Che divenne Virginia dij Can.

"...La mattina del  25 gennaio 1962, il Maresciallo Della Giovampaola usciva di malavoglia dalla stazione dei carabinieri, per recarsi all'Ospedale Santa Croce e raccogliere la testimonianza della nota vagabonda Virginia dei Cani, che la notte precedente i vigili urbani di Moncalieri avevano soccorso, ferita,confusa e completamente infangata, mentre vagava in cerca di aiuto nelle vicinanze della borgata Barauda.  

Che c'è di strano? Una vecchia vagabonda che vive sotto i ponti, una notte di maltempo scivola cade e si fa male...   non è mica strano, che c'entrano i Carabinieri?  Pensava stizzito il Maresciallo.
Anche con sua moglie ne aveva parlato, che l'aveva sentito dire dal panettiere di Borgo navile... ma Elvira, cosa c'entrano i carabinieri?  E poi era arrivata  la telefonata, dal Cavalier Rondolotto, che lo pregava di andare ad ascoltare Virginia, che lui era già andato a trovarla e sosteneva di essera stata aggredita e picchiata. 
Questo però era strano, a pensarci  Per essere stramba Virginia era stramba forte, sempre in giro a cantare, com tutti quei cani attorno... ma sempre gentile ad ogni modo, con tutti, educata... chi poteva volerle male?
Ad ogni modo Rondolotto era difficile rifiutargli un favore quando proprio lo chiedeva. Un uomo serio, molto conosciuto a Moncalieri, il fotografo del Real Collegio Carlo Alberto e buon amico del Capitano.... Come rifiutargli una cortesia? . E per Virginia, insomma, l'aveva proprio chiesta.

Sono già andato a trovarla anche io, Maresciallo - gli aveva detto  - è agitata, dice cose strane, parla di uno che l'ha picchiata... ma chi può essere stato a prendersela con Virginia dij Can?  
Della Giovampaola, per piasì.... ch'a fasa 'n saut a sente co chiel....


Virgilia Malagoni giovane, 


E così si era incamminato, nell'aria fredda, sulla salita che porta all'ospedale, pensando a tutte le volte che l'aveva vista arrivare, Virginia, con la sua carrozzina piena di cianfrusaglie, i cani di qua e di là che le obbedivano ad uno sguardo e lei poi li faceva accucciare davanti alla porta della chiesa e entrava... tutta sporca e stracciata com'era, per prendere la comunione.
Eppure - sorrise dentro di se il maresciallo - quando cantava cambiava completamente, diventava un'altra, sembrava di vederla ancora giovane e bella, cantare nei teatri come diceva spesso ..."

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Questa storia, la storia di Virginia dei Cani - al secolo Virgilia Maria Malagoni Lopez, nata nel 1890 in una provincia settentrionale della Colombia affacciata sull'Oceano Pacifico, che pochi anni dopo sarebbe entrata a far parte del Panamà, è arrivata a me oltre 25 anni fa e allora ci ho costruito su la mia  tesi di laurea. Qualche giorno fa, non so bene perchè, la storia è tornata, con una nuova urgenza di farsi raccontare.   Ho deciso di raccontarla qui, perchè è una storia che attraversa molti luoghi e molti confini diversi, coinvolge molte persone e ambienti e insomma, è una storia locale che ci parla di confini attraversati e di culture in mutamento. 

Se volete saperne di più (anche io lo voglio, è per questo che provo a scriverla) seguite il racconto, passo per passo, mentre si sviluppa qui su Piazzale Europa 

sabato 23 marzo 2019

Piero Vereni: cultura della sicurezza (e sicurezza della cultura)

Piero Vereni insegna Antropologia Culturale e gestisce un Laboratorio di Etnografia Urbana, presso la Facoltà di Filosofia dell'Università di Roma Tor Vergata. Nel suo curriculum ci sono anni passati a lavorare come portiere d'albergo per pagarsi gli studi, ricerca sul campo in Macedonia "...a Neos Kafkasos, un paesino di trecento abitanti sul confine tra Grecia (Macedonia occidentale) e Repubblica (ex Jugoslava) di Macedonia, per indagare le forme dell’appartenenza tra gli abitanti plurilingue della provincia (le lingue parlate nel villaggio: greco, slavo-macedone, greco del Ponto e della Turchia, arvanitika e vlahika) e, ancora, periodi di studio, ricerca e insegnamento a Mitilini (isola di Lesbo, Grecia), Belfast, Venezia, Lubjana (Slovenia).

I suoi interessi di ricerca attuali sono: "l’antropologia dei media e l’antropologia urbana, con una particolare attenzione per l’espressione collettiva della diversità e la formazione di identità politiche intenzionalmente «multietniche»." 
Inoltre, da alcuni anni, Vereni insegna anche ai detenuti nel Carcere di Rebibbia, associando alla propria conoscenza professionale dei "margini" culturali e linguistici, anche una competenza diretta su un tipo specifico marginalità sociale: la reclusione (qui un saggio in cui parla di questa esperienza).

Per tutte queste ragioni, le sue specifiche competenze sono particolarmente utili rispetto al nostro approfondimento #stranieri e useremo ancora i frutti del suo lavoro qui su Piazzale Europa; per le stesse ragioni, deve essere sembrato al prorettore alla didattica del suo Ateneo un docente più che appropriato da invitare a partecipare ad un workshop sulla "Cultura delle sicurezza" che si sarebbe tenuto nell'aula di rappresentanza della Facoltà, davanti ad un pubblico  costituito prima di tutto da personale delle Forze dell'ordinepersonale pubblico interessato professionalmente alla sicurezza. Funzionari del Ministero dell'Interno insomma.

Vereni ha fatto il suo intervento (potete leggerlo qui) portando il proprio sguardo di antropologo sulla nozione di "sicurezza" e sulle implicazioni sociali del simbolismo legato alle categorie di puro e impuro, ordine e disordine (secondo l'insegnamento ancora fecondo di Mary Douglas), che sono connesse al concetto di "sicurezza" e a tutti i suoi usi di carattere politico.

L'intervento è da leggere con attenzione. I Funzionari del Ministero dell'Interno si aspettavano qualcosa di più rassicurante e celebrativo del proprio ruolo (Vereni racconta nel proprio blog dell'aria ad un certo punto satura di tensione) e il Prorettore, alla fine, non sembrava contentissimo.