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domenica 19 giugno 2022

PRIDE: TUTTI, OGNI GIORNO, MAI GIRANDOSI DALL'ALTRA PARTE

di: Elda Miriam Mantoani
 
Eravamo 150mila. Un numero enorme di persone che guardavano nella stessa direzione. Per visualizzare: piazza Castello, via Pietro Micca fino a piazza Solferino, stracolme di gente.
 
150mila cuori che battevano allo stesso ritmo, il ritmo di una musica che ieri ha portato un senso di libertà nel centro di Torino.
 
Esserci ad un corteo così partecipato e colorato, in particolare dopo la pandemia, ha generato dentro di me un mare di emozioni. 
 
Ero soddisfatta nel vedere tutte quelle persone mobilitarsi per la  Causa, dai bimbi piccoli ai più adulti.  
 
Ero felice di sentirmi libera di ballare, di cantare, e di parlare con chi capitava. Libera di essere. Orgogliosa di essere tra tutta quella gente.
Ieri Torino era una grande festa.
 
Ma il Pride non è solo festa. È un momento di lotta e deve essere ben chiaro a tutti che il riscatto vero ancora non c'è stato. Che la comunità che ieri è scesa in piazza a manifestare, a ballare e a cantare, ogni giorno vive nell'emarginazione e nella discriminazione. 
 
Che nessuno è libero finché ancora ci sono persone e popoli oppressi. Che la lotta per i diritti delle persone queer, lesbiche, bisessuali, trans e transgender, gay, aromantiche, asessuali, intersessuali, non binarie e tutte le sfumature che può avere l'esistenza di una persona, non finisce il giorno del Pride, ma si costruisce giorno dopo giorno, lottando, mobilitandosi e organizzandosi, e non girandosi mai dall'altra parte. 
 
Facciamo tutti parte di una sola comunità. 
Ognuno di noi deve lottare ogni giorno per conquistare i diritti di tutti.
 
 
 
 
  

domenica 9 giugno 2019

"I ragazzi, purtroppo, stanno tornando indietro..."


Renato Mantoani. Lavoro 7/6/2019  1/8

 Nato a Torino nel 1932 da immigrati veneti, mio padre ha iniziato a lavorare a 13 anni, è diventato un operaio specializzato, ha lottato per conquistare e difendere i propri diritti. Oggi, che mio figlio ha vent'anni e inizia a lavorare (come iniziano a lavorare i ragazzi di oggi, negli "stage" con la fatica del tempo pieno e lo stipendio part-time), gli faccio questo regalo, perchè devi sapere dadove vieni per sapere chi sei. Oggi che mia figlia ha quindici anni e fatica a  trovare il suo percorso e capire che strada prendere, gli faccio questo regalo, per la stessa ragione.

Essere nato nel 1932 vuol dire che Ettore (Renato all'anagrafe, ma questa è roba da veneti) è nato sotto il fascismo, aveva sette anni quando è iniziata la 2° Guerra Mondiale; aveva 8 anni quando sono iniziati i primi bombardamenti su Torino,ne aveva 13 quando la guerra è finita e ne aveva 15 - ed era già un lavoratore - quando ci furono i grandi scioperi del 1947 per il costo della vita.

Nei suoi ricordi l'8 settembre  è l'incontro con un trombettiere disertore in fuga verso casa, che si rifugia nella latteria di via Passo Buole per trovare vestiti civili coi quali continuare il viaggio. C'è l'esperienza del fratello Ugo, operaio e partigiano dell'Officina X della FIAT Mirafiori, trasferita a Riva del Garda da Valletta, nelle gallerie della Gardesana, per volere del comando nazista del Nord Italia e poi difesa con le armi in pugno dai partigiani e dagli operai.

C'è l'impossibilità di essere assunto dalla stessa FIAT perchè un fratello comunista era già all'interno mentre quello partigiano che aveva partecipato alla battaglia di Riva del Garda era stato "allontanato" con una modesta "buonauscita" all'indomani della fine del conflitto.

E' insomma il punto di vista di un uomo che ha attraversato il XX° secolo, lavorando in fabbrica e adesso, ad 86 anni, vede che: "i ragazzi purtroppo stanno tornando indietro..."

Molte cose suscitano la voglia di saperne di più (almeno, a me la suscitano), come solo la memoria diretta riesce a fare.

Buona visione.


Renato Mantoani. Lavoro 7/6/2019  2/8


Renato Mantoani. Lavoro 7/6/2019  3/8


Renato Mantoani. Lavoro 7/6/2019  4/8


Renato Mantoani. Lavoro 7/6/2019  5/8


Renato Mantoani. Lavoro 7/6/2019  6/8


Renato Mantoani. Lavoro 7/6/2019  7/8


Renato Mantoani. Lavoro 7/6/2019  1/8

giovedì 9 maggio 2019

Dove bisogna stare? In periferia a liberarla dai fascisti

La sede nazionale (abusiva) di Casapound
In questi giorni abbiamo avuto notizia dello stupro di Viterbo, da parte di due giovani militanti di CasaPound, poi della discussione pubblica attorno al Salone del Libro di Torino, legata alla presenza fra gli espositori (poi negata, nella serata di ieri), di una casa editrice vicina alla stessa CasaPound e ancora, da Casal Bruciato (periferia di Roma) è arrivata notizia di altri militanti di CasaPound che presidiano una casa popolare, contestando la (regolare) assegnazione di un alloggio ad una famiglia Rom e, quando la famiglia ha cercato di entrare in casa, i neofascisti l'hanno  aggredita e nel disordine, un ragazzo addirittura (pochi giorni dopo i fatti di Viterbo) le ha urlato: "troia ti stupro"; al punto che son dovute intervenire le forze dell'ordine per salvare la famiglia e permetterle di entrare in casa.

Infine, martedì sera a Trofarello, ho assistito alla proiezione del docufilm "Dove bisogna stare" di Daniele Gaglianone, narrazione intima e intensa relativa a quattro donne italiane che non si voltano dall'altra parte quando si imbattono nel dolore altrui e finiscono col dedicarsi ad aiutare migranti in condizioni disperate, fra Pordenone, Como, Cosenza e la Valle di Susa.

Sono, tutte quante, storie a proposito di confini, di  "soglie", passaggi liminali (prendendo a prestito il concetto dall'antropologo Victor Turner), ovvero quei confini che, quando li oltrepassiamo,  diventiamo diversi.

Le donne raccontate da Gaglianone oltrepassano la loro soglia nel momento in cui incontrano - nel reale - il dolore altrui, proprio quello fisico, di corpi sofferenti e non arretrano, non cercano di rimuovere, ma si dispongono ad intervenire, a prendersi cura. Questo prendersi cura dei corpi le conduce rapidamente ad una profonda trasformazione anche del modo in cui vivono i loro luoghi e le loro relazioni.

Al Salone delLibro di  Torino, la presenza fra gli espositori di un editore neofascista entrava insanabilmente in conflitto con la possibilità che Halina Birenbaum, novantenne scrittrice, traduttrice e poetessa  ebrea che ha trascorso l’infanzia nel ghetto di Varsavia, e l’adolescenza nei campi di concentramento, accettasse di tenere la propria lezione agli studenti sulla memoria dell'Olocausto. Halina Birembaum testimonia personalmente, ne porta i segni addosso, che il nazismo, il fascismo e tutti i totalitarismi tracciano i loro confini mediante la violenza sul corpo, attraverso l'umiliazione e l'offesa che incide il potere sul corpo del diverso. 
 
Le tensioni a Casal Bruciato, Roma
Per questo l'urlo "troia ti stupro", la minaccia di stupro etnico  del ragazzo militante di Casapound è particolarmente grave e mette in una luce (politica) diversa anche i fatti  commessi dai suoi camerata di Viterbo. Lo stupro etnico per punire i nemici l'abbiamo vista in molti teatri di conflitto: l'ex Jugoslavia è un esempio molto vicino nel tempo e nello spazio. Ora sappiamo con chiarezza che nelle sedi dei movimenti neofascisti, fra le fila dei tifosi ultras legati a loro, nella testa dei politici che li fiancheggiano (e si fanno fiancheggiare) lo stupro etnico fa parte del panorama culturale. Che se lo scontro istituzionale dovesse scappare di mano, l'Italia somiglierebbe alla Bosnia di Karadzic o al Cile di Pinochet. Gli "esposti" per apologia di fascismo forse dovrebbero essere più freqenti e capillari.

Bardonecchia, scarpa abbandnata nelle neve
I luoghi diventano confini nel momento in cui sono contesi. E obbligano a schierarsi perchè coinvolgono l'identità; diventano confini fra Sé e l'Altro.
Non è casuale che il fascismo si affermi e manifesti anche con la violenza sui corpi e particolarmente su quelli delle donne. Lo dimostra proprio il fatto che è accogliendo l'altro come essere umano e innanzitutto come corpo sofferente  che parte la reazione individuale al fascismo ad esempio, anche, nei molti cittadini comuni, lontani dalla politica, che aiutarono gli ebrei a nascondersi e salvarsi dalle deportazioni.

I luoghi perciò vanno difesi, anche e soprattutto quelli più scomodi e più lontani dal centro urbano e sociale. Dopo avere "liberato" il Salone del Libro di Torino, bisogna liberare di CasaPound le periferie italiane; a cominciare da Casal Bruciato ,come ha scritto bene nel suo blog Piero Vereni:

"Più che il banchetto di Altaforte al Salone del Libro va rimosso dalle autorità il gazebo con il presidio di Casapound di fronte allo stabile dove si trova l’appartamento di edilizia popolare assegnato alla famiglia rom che non riesce ad entrare.
Troia ti stupro” detto da un militante dello stesso partito degli stupratori di Velletri è un’affermazione molto più grave di qualunque cosa possa essere detta nella biografia di Salvini o in qualunque altro libro fascista pubblicato finora da Altaforte."

martedì 16 aprile 2019

La Comunità Araba di Torino esprime il proprio dolore per il rogo di Notre Dame

Riportiamo ilcomunicato dell'Unione della Comunitã Araba di Torino in merito all'incendio fella Cattedrale di Notre Dame di Parigi.

"L'Unione della Comunità Araba di Torino esprime la sua profonda amarezza, dispiacere e vicinanza a tutti i cristiani, al popolo francese, agli amanti dell'arte e della creatività umana intera per il terrificante incendio che ha devastato la cattedrale di Notre-Dame di Parigi. Storico capolavoro architettonico e patrimonio della cultura mondiale."